Per capire la tensione creattiva (sì, con due T) di Marilù Oliva che la porta ad uno spunto originalissimo come quello de "Le Spose Sepolte" (un pluri-omicida in serie di mariti che hanno ammazzato e sepolto le rispettive spose), bisogna che Gloss entri nella sua biobliografia. Gloss cita dal MadreWiki che ha curato la raccolta di racconti "Nessuna più, 40 scrittori contro il femminicidio" (Elliot Edizioni 2013), per cui ha scritto l'introduzione e il racconto "Io sono la chiesa"; è curatrice inoltre dell'antologia "Il mestiere più antico del mondo?" (Elliot Edizioni, 2016).
“Entrambe le antologie sono patrocinate da Telefono Rosa, associazione che ha determinato di portare allo scoperto il fenomeno della violenza sommersa, nascosta tra le mura domestiche. Associazione con cui la stessa Gloss venne a contatto nella persona della dr.ssa Nadia Muscialini nel 2008 all'Ospedale San Carlo Milano. Tra le esperte italiane di lotta alla violenza di genere, lavora dal 1993 presso il Servizio Sanitario Nazionale dove si è sempre occupata della salute e della tutela del benessere di donne e minori che accedevano ai presidi ospedalieri. 
“Ho sognato di te,/come fa un albero/che perde le sue foglie/e le ritrova sulla terra all'indomani./La mia terra è umida/e invasa da un caldo desiderio,/ma tace/per non essere calpestata./Se la tua mano potesse poggiarsi lieve/sul suo battito convulso,/non si ritrarrebbe,/ma ascolterebbe in silenzio/quel rumore.” nella quale è possibile rilevare influenze dannunziane (penso in particolare a Alcyone, la pioggia nel pineto). Allīzāh, tradotto in Elissa, è il nome fenicio di Didone. Ne ho imparata un'altra. La vera letteratura insegna.
Essendo stata per tanti anni Art Director nella Milano da bere, non posso esimermi dal commentare anche la copertina, che per cromatismi complementari è azzeccata, ma per efficacia comunicativa, no. Una stellina in meno su GoodReads.
Alla dr.ssa Muscialini Gloss si rivolse per scrivere il suo "Rinascite Ribelli #siamotuttijoker".

La Oliva ha scritto altri romanzi a sfondo giallo e noir, indagando sui lati oscuri della nostra società e sulle categorie più esposte, da lei definitive "non protette". Infatti, si occupa da sempre di questioni di genere e ha realizzato due antologie patrocinate appunto da Telefono Rosa.
Gloss entra nel vivo della narrazione di "Le Spose Sepolte". Micol Medici è l’ispettora protagonista del giallo. Lei stessa porta sul volto il segno di una violenza e, vista la trattazione, noi lettori pensiamo subito a un’aggressione maschile. Niente di più sbagliato. Trattasi di aggressione fisica da parte di un’antica rivale in amore. A parte infatti il plot trainante, c’è un forte sottotesto e cioè che le donne sono superiori agli uomini, anche nella violenza (cit. "Standing Ovulation").
Un altro è costituito dalla convinzione clinica, da tempo confermata da esperti del settore della violenza sulle donne (tra cui il criminologo clinico Paolo Giulini, che tratta in carcere i sex offenders): le vittime cerchano i propri carnefici, a causa di violenze domestiche cui assistettero fin dalla prima infanzia.
Pur procedendo con leggera stanchezza a tratti, e utilizzando l’escamotage di tenere all’oscuro i lettori, fino all’odioso spiegone finale, il romanzo si investe della missione di raccontarci tematiche così difficilmente accettabili dai più con la grazia di una scrittrice forte e addestrata. E ci convince, più e meglio di qualsiasi trattato sulle violenze di genere.
Consigliato a coloro che volessero intraprendere la carriera di criminologia clinica senza addormentarsi su nozionistici libri di testo e agli appassionati del giallo, del tipo però che non permette al lettore di arrivarci con la propria arguzia.
(seguente)
giovedì 7 febbraio 2019
CONCEPTION la genesi della perfezione
Scambiata una breve chat via Social con
l'autore Eugene Pitch, che è l'ovvio pseudonimo - pronto per il
cinema, suppongo - di un non altrettanto ovvio napoletano che vive in
Giappone, scopro la sua poetica fondata sull'accattivante concetto di
HyperBook per questo suo CONCEPTION*. Appena ricevo il pdf, ne cerco in sommario la declinazione
che, appunto, sarebbe perfetta se rimandata al cinema. Nell'ambiente cinematografico, si
definisce pitch un breve scritto di presentazione che l'aspirante
sceneggiatore** sottopone all'eventuale produttore e/o distributore del
progetto filmico. Deve fungere più di un soggetto, perché conterrà
quella o quelle chiavi imprescindibili che convinceranno i
finanziatori della validità del film in fieri.
L'Eugene Pitch mi conferma ciò che
noto da sempre quando approccio un'opera da recensire: c'è della
musica a fare da sfondo. Nel suo caso, da vera musicofila mi limito a dare risalto a colui che
apprezzo di più, in mezzo a tanti poco conosciuti, tra robetta
tipo-irlandese e canzoncine dei Duemila ferme ai peggiori anni
Ottanta, in cui di rilevante c'è solo il batterista che perde una
delle bacchette. Nello stile dell'hyperbook si possono ascoltare in
sottofondo “le note inconfondibili di Lee Ritenour”, chitarrista
jazz che ha collaborato con gorssi calibri come di Herbie Hancock - buddista! - Steely Dan, Dizzy Gillespie, Sonny Rollins, Umberto Tozzi
(in Stella Stai) e Pink Floyd, attribuendosi numerosi dischi d'oro e
collezionando svariate nomination al premio Grammy.
Curiosamente ogni capitolo unisce alla
location, la temperatura atmosferica. Sarà un parallelismo tra
l'accadimento di cui si narrerà nello stesso e il luogo? A fine
lettura, l'amletico dubbio non è dato da svelarsi. Siccome parto
sempre nel recensire senza mai conoscere nulla in anteprima, lo
chiederò all'Eugene Pitch solo dopo aver compilato la presente rece.
L'indicazione della temperatura è distraente, in un'azione continua
che si dipana tra Abu Dhabi, 37°C, Londra, 19 ºC, Amsterdam, 14 ºC
e via discorrendo, con al centro una conferenza internazionale sul
tema della cooperazione fra scienza e religione alla luce delle
ultime rivoluzioni tecnologiche, che vede protagonista una certa
Sarah, menomata conferenziera a rischio di attentato terroristico per
le sue idee libertarie. Vi prenderebbero parte non solo scienziati da
tutta Europa, ma anche personalità di spicco del mondo musulmano,
ebraico e protestante. A Sarah, l' Eugene Pitch affida il suo
pensiero: “Sul web si condividono foto di malati terminali
commentando quanta misericordia meritino, eppure si diffondono con
altrettanta facilità parole di odio e menzogne. Perché? Forse in
fondo l’uomo non è ancora pronto a ciò che sta per arrivare e
quando arriverà sarà ormai troppo tardi.”
Per come il personaggio di Sarah viene
introdotto, ci si aspetterebbe una pasionaria, impegnata nella
cooperazione sociale e nei diritti umani. Eppure, alcuni segnali di
inumanità ci vengono disseminati dall'autore qua e là: “Sarah non aveva mai
visto una platea del genere.”
“Era la prima volta che a Sarah
capitava di essere al centro dell’attenzione non per ciò che era,
ma per quello che faceva.”
“Sarah proseguì col suo lungo
discorso di ringraziamento. In realtà non aveva idea di cosa farsene
di quella cittadinanza. Era una cosa che la incuriosiva, ma non se ne
sarebbe mai servita, questo lo sapeva.”
“Lo sguardo di Sarah era invece
freddo e sterile.”
“Sarah lo fissava senza espressione.”
“Sarah sapeva che il mondo stava
cambiando e che lei, seppure piccolo atomo di ingegno, era parte di
quel cambiamento. La gente aveva bisogno di capire.”
Il motivo di questa sapiente semina del
Pitch lo sapremo solo alla fine.
Il partner di Sarah, il dottor Michael
Zimmer, è uno scienziato e ci viene raccontato dal Pitch con lo
spiegone classico di chi non ha idee per farlo tramite azioni, cosa
invece estremamente necessaria in cinematografia. “E ora invece,
dopo tanti anni, la voglia di lasciarsi tutto alle spalle si stava
facendo ogni giorno più forte, ogni giorno più ingombrante; proprio
come la domanda che continuava senza sosta a frullargli per la mente:
chi è davvero Michael Zimmer?” Insomma, il Pitch ce ne affida la
costruzione. Che scarsità di fantasia. In un romanzo veloce come
dichiaratamente il suo per descrivere un personaggio è necessaria
azione, non discorsi descrittivi. A maggior ragione nel cinema.
Eugenie, la giornalista internazionale
che sta scrivendo un libro-inchiesta su compravendita di armi al
mercato nero e finanziamento allo Stato Islamico in Siria, si direbbe
l'alter ego dello scrittore. Anche a lei, l'Eugene Pitch affida i
propri pensieri a sfondo socio politico: “Dietro di lei passarono
come fantasmi due donne in burka. Eugenie non trovava giusto che una
persona fosse costretta a coprirsi il volto. Era un retaggio antico
che ai giorni nostri per lei non aveva più senso. Se un tempo solo
l’uomo aveva dei diritti, oggi anche la donna doveva avere il
coraggio di sentirsi libera. Ironico era però il fatto che, per
quanto le più intrepide femministe si dessero da fare per cambiare
il sistema, la libertà che era stata concessa alla donna era solo
una mera utopia: essa doveva rimanere assoggettata a tutta una serie
di aspettative sociali, dal modo di comportarsi al modo di apparire,
passando per la tipologia di lavoro alla quale poteva avere accesso,
senza tuttavia godere ancora appieno degli stessi vantaggi di cui
godevano gli uomini. E questa era una cosa che Eugenie non
sopportava.” Già mi è simpatica, io che da anni lotto contro le
discriminazioni di genere (CORPI RIBELLI e STANDING OVULATION sono le
due opere in cui me ne occupo). Suo occasionale partner, tale Edward Muffen che, nello stile cui
ci sta abituando il Pitch, solo molto più avanti nella narrazione scopriremo essere una Agente dei Servizi di sicurezza
britannici e che compirà un'azione iperbolica.
“Il suo idolo, il fotografo
australiano Ray Green, aveva appena postato uno scatto favoloso del
tempio Kiyomizudera, a Kyoto. Zimmer avrebbe dato qualunque cosa per
visitare il Giappone, terra arcana ricca di insolito.” Infatti
l'autore vive in Giappone. Non mi stupirei se in questo romanzo, si
fosse inventato l'effettiva esistenza di tale Ray Green
“Sarah era connessa a internet e
stava scaricando le ultime news. Trovò curioso che l’87% delle
notizie di attualità siano solitamente negative ma che, al tempo
stesso, ricevano più attenzione da parte dei media e della gente
comune. È come se noi umani fossimo attratti in maniera viscerale
da ciò che ci fa stare più male. Sia un moto masochistico perpetuo
che ci accomuna tutti o semplicemente curiosità morbosa non si sa,
ma molti la definiscono in un solo modo: realtà.”,
“La gente è disposta a passare gran parte della propria esistenza
a lavorare come un cane, solo per potersi permettere un biglietto per
la felicità on-demand: ma quanto costa la felicità?” in corsivo
anche nel testo originale. Suppongo sia un motivo ricorrente nella
narrativa del Pitch, così come mantiene ciò che promette nella sua
poetica da hyperbook: ogni capitolo chiude lasciando in sospeso il
lettore, che passa subito avidamente al seguente.
Nel pieno della preannunciata
conferenza internazionale, due colpi di scena. Uno, già ampiamente
telefonato, coinvolge un alto esponente della politica e cultura
araba, “in arresto per corruzione, riciclo di denaro, traffico di
armi e stupefacenti e per collaborazione esterna con cellule
terroristiche.”, tramite di Edward Muffen. E l'altro invece parte
immediatamente dopo come una cannonata inattesa. Ve ne lascio la
sorpresa.
“«Tutti sono musulmani, perciò sono
tutti uguali. Almeno finché non ci scappa il morto a casa nostra,
allora sì che li additiamo come terroristi. Cosa ci sia dietro non
vogliamo saperlo, né tantomeno risolverlo. Ci basta atteggiarci a
padrini del bene mettendo un semplice “mi piace” ai post
pacifisti su Facebook e tanti saluti.»” L'autore mette in bocca ad
uno dei personaggi il suo giudizio sulla società contemporanea.
Sembra voler finire frettolosamente la vicenda, ma solo per rimandare
i lettori alla successiva puntata. Che ci sarà, ne sono certa, e
sarà costituita da prossimo hyperbook. Sono stata indeterminata fino
all'ultimo se riportarne qui la relativa poetica, soprattutto per il
parallelismo tra hyperbook e sceneggiatura. Se nei commenti, anche
sui Social, mi verrà richiesto, ne scriverò apposito post. Dai ringraziamenti finali, traggo
spunti per future collaborazioni. I suoi suggerimenti involontari spero mi
risulteranno preziosi. Resto perplessa sul messaggio affidato alla copertina, che è d'impatto e nello stesso tempo misteriosa, quindi, da ex Art Director anni Ottanta, validissima per il tipico acquisto d'impulso.
Consigliato a lettori frettolosi che
trovano noioso Proust, agli appassionati di azione, a produttori di
fiction televisive. Il cinema, ormai, lascia 'l'azione a tutti i
costi' allo strumento più popolare, tenendosi per sé una dimensione
più meditativa – film hollywoodiani di super eroi a parte.
* Concezione, concepimento, concetto,
nozione, idea. Dall'Inglese. Dal Francese, disegno. In un caso che nell'altro, appropriato alla sopresa.
** Io stessa vengo dal cinema: nei
Novanta fui sceneggiatrice ghost writer per alcuni pezzi grossi, come
Carlo Verdone.
giovedì 24 gennaio 2019
MULIERES E MITI
Il titolo già
anticipa inequivocabilmente i contenuti di questa sillloge poetica,
in cui la Vallesi esplicita tutto il suo afflato positivo per il
mondo femminile, incarnato in donne reali quanto mitologiche. O forse
donne del quotidiano che diventano mitiche eroe (scusate l'uso
improprio della parola eroe, forzatamente coniugato al femminile, ma è proprio azzecatissimo nel caso della Vallesi per sottolineare l'importanza che dà all'eterno femminino. “(...) Pensate come il
linguaggio stesso sia imbevuto di misoginia. Ad esempio, avvocato per
una Donna avvocata, consigliere per una Donna consigliera, assessore
per una Donna assessora, presidentessa per una presidenta - lo so,
quest’ultima è mera provocazione” cit. STANDING OVULATION di Stefi Pastori Gloss). Il suo nome, Annalea, è
composto da due parti femminee: Anna, graziosa, e Lea, leonessa, essa
stessa dunque ossimoro concettuale come molti dei miti da lei citati. Interessante sarebbe chiederle quanta influenza abbia avuto sul tema
della sua silloge. La copertina stessa parla di questa sua
predilezione: una tigre (che, anche se maschio, conserva il genere
femminile), una samurai in rosa, entrambe simbolo di combattenti.
La riproduzione di un quadro molto efficace per trasmettere gli
intenti della Vallesi. Brava! Avessi reperito il libro in una di
quelle librerie con bancali zeppi, l'avrei scelto. E' così che
funge, detto da una ex Art Director Pubblicitaria degli anni della
Milano da Bere.
La prima poesia, che
riscrivo per impararne l'efficacia, introduce bene il suo naturale
trasporto muliebre. È intitolata a:
ELISSA
(Il canto d'amore di Didone ad Enea)
(Il canto d'amore di Didone ad Enea)
“Ho sognato di te,/come fa un albero/che perde le sue foglie/e le ritrova sulla terra all'indomani./La mia terra è umida/e invasa da un caldo desiderio,/ma tace/per non essere calpestata./Se la tua mano potesse poggiarsi lieve/sul suo battito convulso,/non si ritrarrebbe,/ma ascolterebbe in silenzio/quel rumore.” nella quale è possibile rilevare influenze dannunziane (penso in particolare a Alcyone, la pioggia nel pineto). Allīzāh, tradotto in Elissa, è il nome fenicio di Didone. Ne ho imparata un'altra. La vera letteratura insegna.
Nello scorrere
attentamente i componimenti, mi sembra di scorgere un altalenante
percorso d'amore della Poeta: da non corrisposto, anelante ad un
qualcosa di impossibile da raggiungere, come ben si deduce da OLIMPIA
(città olimpica o mito femminista? Propendo per il riferimento a
Olympe de Gouges, pseudonimo di Marie Gouze, vissuta in Francia nel
Secolo dei Lumi, drammaturga e attivista politica i cui scritti
femministi e abolizionisti ebbero grande risonanza contro schiavitù
razziale e negazione dei diritti della donna. Promulgando
l'uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna, dimenticava “le
virtù che convengono al suo sesso”, condannandosi da sé alla
ghigliottina). “... quale nube ha offuscato il tuo pensieri/a quale
ancora hai ormeggiato le certezze.../Salta verso l'ignoto!” o in
ACCA LARENTIA, figura semidivina, prostituta protettrice del popolo umile, sembrerebbe moglie
del pastore Faustolo, che soccorse i gemelli Romolo e Remo, fondatori
di Roma. Assume i nomi di Faula o Fabula, e
viene detta “lupa” (termine con il quale i Romani
indicavano le prostitute e dal quale viene il termine “lupanare”) “Non so se ti sono insopportabile/o solo indifferente.” Poi passa
attraverso la decisione di una trasformazione di sé con LILITH
(demone sumero o prima moglie di Adamo, in parallelo alla crescente
emancipazione delle donne nel mondo occidentale, alla fine
dell'Ottocento, Lilith assurge a simbolo del femminile che non si
assoggetta al maschile e, rivalutata nelle religioni neopagane, viene
posta a fianco di simboli come quello della Grande Madre) “...Sarò
un'altra me/un'altra storia/un'altra croce/un'altra ora.” e tra BRISEIDE (figlia di Briseo, sacerdotessa
troiana di Apollo) “...Vorrei essere l'aurora di un giorno
infinito/che scalda la tua fronte ignara” e tra i “quieti rancori”
da ELENA (di Troia, icona dell'eterno femminino. Proprio questa sua
caratteristica archetipica fa sì che, nell'immensa letteratura nata
attorno alla sua figura, Elena venga raramente considerata
responsabile dei danni e lutti provocati dalle contese nate per
appropriarsi della sua bellezza), e sobrie auto rassicurazioni per un
amore non ancora corrisposto “amare non è altro/che il naturale
desiderio di essere riamati” arriva anche ad ASTREA (altro personaggio della
mitologia greca, vergine stellare simboleggiante la Giustizia, figlia
di Astreo e di Eos, innocente e pura), giungendo perfino all'empatia con
il male subito e perpetratole “Eppure, se lo si ascoltasse/saprebbe
come farsi perdonare” e alla morte, in ECATE, (personaggio di origine
pre-indoeuropea che regnava sui demoni malvagi, sulla notte, la luna,
i fantasmi, i morti e la Negromanzia, ma qui sembra più essere
d'ispirazione alla Vallesi in qualità di psicopompa, in grado di
viaggiare liberamente tra il mondo degli uomini, quello degli dei e
il regno dei Morti.)
Tracce dell'ispirazione a
D'Annunzio - da me amato fin dall'adolescenza - l'amante guerriero
ispiratore di gesta da epopea e poeti financo europei a lui
contemporanei, si ritrovano disseminate nella silloge della Vallesi.
O ancora influenze ungarettiane quasimodiane in PER GILDA (dopo il
nostro litigio) amica della Poeta, cui la Vallesi attribuisce il nome
di una bellissima spogliarellista, personaggio interpretato da Rita
Hayworth. La canzone Put the Blame on Mame rimase indissolubilmente
legata al suo nome. “Una
luce piccola e calva/accovacciata sull'ancora salvifica/del
perdono/mi attraversa/come un dono./Il buongiorno è/un'amaca di
sabbia/appesa tra la sera e l'alba.” CIRCE (i cui magici artifizi
trasformavano gli uomini in leoni, cani, maiali, a seconda del
carattere e della natura) “L'orizzonte come/stelo di sole/infuocato al tramonto/e pallido all'alba/separa l'immenso cielo
della vita/dal mare della mia anima bambina.” e via così dicendo,
passando da una biblica SARA “ … Sarai spiga di luce di una
qualsiasi alba” a muse come CLIO “Un fulmine nella tempesa/o
un raggio di sole al tramonto.” Leziosità, a dire il vero, che
però alla Vallesi si possono perdonare, perché appartenenti alla
sua personalità, gradevolmente leggiadra.
Consigliato a storici e
mitologi che però siano anche amanti della Poesia Alta, per
intenderci alla D'Annunzio, Quasimodo, Ungaretti, agli estimatori
dellEterno Femminino, alle Femmine Vere.
mercoledì 12 dicembre 2018
IL SOGNO DEL RAGNO
Il
genere della cosidetta 'Fantascienza ucronica' mi ronza in testa da
parecchio tempo, ma non ne avevo ancora trovato da leggere e da
recensire a livello de LA SVASTICA SUL SOLE in cui Philip K. Dick si
è chiesto cosa sarebbe succcesso se a vincere la II Guerra Mondiale
non fossero stati gli alleati ma i nazisti. FirenzeLibroAperto è
stata foriera di tante cose, tra cui anche il contatto di un contatto (vedi LA COMPAGNIA DEI VIAGGIATORI DEL TEMPO di Massimo Acciai Baggiani) che si è tradotto in un'opporunità per studiare tale genere.
L'ucronìa si realizza quando, dato un personaggio o periodo storico
noto ai più, l'autore ne utilizza le principali istanze, scavalcando
a piè pari gli spiegoni, per poi sceglierne uno sviluppo
alternativo, idealizzato e di fantasia. Per usare una definizione del
Mezinger stesso: “... ciascuno di noi può modificare la Storia.
Almeno in un
racconto. L’ucronia è la Storia sognata da noi.”
IL
SOGNO DEL RAGNO di Carlo Menzinger di Preussenthal, facente parte
della serie VIA DA SPARTA, è uno del crogiuolo di romanzi che ha
come base il sistema distopico di Sparta, dove: “... i vestiti
erano un ostacolo a questo diritto (di prendere gli schiavi a proprio
piacimento e soddisfazione sessuale - ndr) e quindi un’offesa a
Sparta oltre che un segno di mollezza. (…) Ogni bella ragazza
sapeva che difficilmente di sera avrebbe potuto percorrere una via
per intero senza dover cedere ad almeno un rapporto sessuale. Era
diritto di ogni uomo o ragazzo prendere ogni donna volesse, purche
fosse un’ilota.” Dove 'Riti della Catarsi' al cinquantacinquesimo
anno di vita ogni uomo o donna spartiate impediscono l'invecchiamento della
popolazione, severamente suddivisa tra uomini e donne, perché, in
una delirante stereotipata ripartizione di ruoli - delirante se non
fosse attualissima - “gli uomini sono forti e coraggiosi, le donne
sono deboli e codarde; gli uomini capiscono le cose essenziali della
vita, le donne si perdono in frivolezze; gli uomini sono fatti per
combattere, le donne per allevare bambini; gli uomini parlano poco e
dicono cose importanti, le donne si perdono in chiacchiere inutili;
gli uomini amano la natura e le cose vere, le donne amano i ninnoli e
i trucchi e sono ingannatrici. Gli uomini disdegnano il lavoro e
amano la guerra, anche se e grazie a questa che spesso muoiono, le
donne perdono tempo in lavori inutili e odiano la guerra, anche se e
grazie a questa che vivono. ”
Aracne,
ilota incinta, e Lucius, vitelliano* che si occupa di storia e ci
permette di approfondire il 'sistema Sparta', vi si ribellano.
Infatti a più riprese in diversi dialoghi, Lucius ne spiega a Aracne
(e a noi) vantaggi e svantaggi: “«Pensi fosse cosi male la vita
comune? Ti sembra che qui uomini e donne si scannino a vicenda?»
«Non saprei, Aracne. Per Sparta è male, perché gli sparitati
pensano che la vicinanza della donna renda l’uomo fiacco e meno
coraggioso. Se ha una moglie da cui tornare o dei figli da
proteggere, diviene meno disposto a combattere e a rischiare la
propria vita. Se deve combattere per tutte le donne e per tutti i
bambini di Sparta, la cosa è diversa. La sua vita è meno importante
e può anche rischiarla. Se muore, non lascia vedove e orfani.
Contano l’onore, il desiderio di mostrare il proprio coraggio,
l’amore per Sparta, la difesa dei compagni. Un guerriero spartiate
non si ritira mai davanti al nemico, a costo della morte. Nessuno
soffrirà per la sua scomparsa. Donne e bambini saranno nelle mani di
Sparta. Che un marito o un padre muoia non sarà mai una tragedia per
le mogli o i figli. Sparta non tollera il matrimonio per gli iloti,
ma per un altro motivo. Teme che questo aumenti la quantità dei
figli, mentre il numero degli iloti è sempre tenuto sotto controllo.
Le donne poi devono essere sempre a disposizione di tutti gli uomini,
affinché non perdano tempo con corteggiamenti, un’usanza orientale
assai deprecata. Le ilote e gli iloti devono essere sempre a
disposizione dei desideri sessuali degli spartiati. I maschi sono
subito fatti entrare nell’esercito, in modo che, inseriti in una
gerarchia rigida, non pensino a ribellarsi. (…) Anche noi (iloti)
in fondo, beneficiamo di un mondo più ricco. In città ci sono
strade lastricate, ordine assicurato dai militari, medicine per
curare ogni malattia, ospedali, cibi che un tempo non esistevano, in
parte creati con l’ingegneria genetica, in parte provenienti da
terre lontane. Sparta ha assicurato pace e tranquillità al mondo
intero e benessere ai suoi sudditi… anche a noi, sì, nonostante le
caccie agli iloti, nonostante si lavori per loro, nonostante abbiano
cancellato le memorie degli altri popoli dai loro libri… (…) Con
il matrimonio si crea un sodalizio tra una donna e un uomo. L’uomo
s’impegna a combattere per Sparta e Sparta lo premia affidando alla
sua donna, finché vive, terre e averi. La donna s’impegna ad
amministrare le ricchezze cedute dall’Impero, facendone fonte di
sostentamento per se stessa, per lui e per i figli e facendole
crescere e fruttare in modo che quando Sparta ne riprenderà possesso
valgano di più. Da quelle ricchezze il militare prendeva le risorse
per acquistare armi e mezzi per combattere e perpetuare
l’arricchimento proprio, della propria famiglia e di Sparta, cui
tutto appartiene e cui tutto torna. Questo volevano le donne dai loro
uomini. Cos’altro? Le donne però, oltre ad amministrare le terre,
potevano fare altri mestieri. Alcune erano ingegnere, altri
guaritrici, altre consulenti, altre imprenditrici, traduttrici,
interpreti, insegnanti… Gli uomini no. Gli uomini giovani erano
guerrieri. Solo da vecchi, i pochi che riuscivano a superare i
cinquant’anni, negli anni che gli restavano prima dei Riti della
Catarsi, potevano diventare politici o affiancare le loro donne nella
gestione del patrimonio. Era un meccanismo grazie al quale, passo
dopo passo, secolo dopo secolo, Sparta si era trovata a dominare il
mondo, ma nel quale gli uomini non avevano scelta. Il loro destino
era segnato sin dalla nascita: combattere!»” In un siffatto
regime, non avevano posto disabili e inetti, solo destino loro
riservato era il Monte Taigeto, l'equivalente della romana rupe
Tarpea.
Eppure “L’uomo
non può togliere la vita a un altro uomo, neppure se ritiene che
questi abbia una vita che sia indegna di essere vissuta.” Ecco
un'istanza nuova: è quella di Isacco, e con lui tutti i Gesuisti**.
Il suo socio Samuele alla domanda: “«E non li portate al gineceo e
al ginnasio per farli educare?» «Educare alle atrocità di Sparta?
No di certo. Studiano con noi il Tanakh, il resto della Bibbia e gli
insegnamenti di Gesù. L’agoghé non fa per loro. Non li educhiamo
alla guerra.» (…) «Gesù ci ha insegnato ad amarci l’un
l’altro» ” (…) “È l’uomo l’animale più infido. Siamo
noi ad aver costruito il nostro mondo sulla menzogna e il complotto.
Siamo noi a uccidere senza motivo, per gioco o malvagità.”
Trattasi di una sorta di anteposizione di Homo hominis lupus di
Thomas Hobbes. “L’uomo regna con la debolezza, aggiogando quella
altrui alla propria, rendendo debole il suo avversario per
dominarlo.”
Il
Mezinger attualizza ulteriormente la sua opera con alcune
affermazioni auliche, ad esempio: “La cultura e la conoscenza sono
un pericolo per il potere.” oppure parlando di “sovrani
giustiziati per colpe che un normale spartiate avrebbe espiato con
l’esilio o anche solo la carcerazione” ci ricorda ironicamente un
nostro sovrano contemporaneo, il quale fu giustiziato “... appena
il popolo si rese conto che controllava la circolazione delle
informazioni e voleva porsi persino al di sopra gli efori***” Il
nome attribuitogli è preclaro esempio di satira.
In
APPENDICE trovo le risposte a tutte le mie curiosità e la conferma
alla cultura classicista del Menzinger, più alcune sue invenzioni,
per sua stessa ammissione, come: “Nel romanzo, inoltre, ho
inventato la figura del Gran Polemarco, posto a capo della Gran Mora,
ovvero di 6 Mora, cioe 2.400 uomini e del Polemarco Generale (detto
anche Generale), che era a capo dell’Esercito, ovvero di 10 Gran
More, cioe 24.000 uomini.” e ancora: “L’Impero di Sparta, come
da antica tradizione e comandato da due re, ma ho immaginato che, col
tempo, il ruolo sia evoluto e che, in considerazione della vastità
dell’impero, ciascun re abbia assunto competenze territoriali,
abbiamo così un Re d’Oriente e un Re d’Occidente, a capo il
primo di Asia e America e il secondo di Europa e Africa. L’Australia
è invece interamente controllata da Nippon-Koku, che controlla anche
gran parte dell’Asia e parti di Africa e America. Africa e Europa
hanno mantenuto i loro nomi ma gli altri continenti nel romanzo sono
definiti con termini diversi (Asia: Chitrinodermia, Americhe:
Eurotrodermia, Australia: Arrernte).”
Ma
anche di neologismi, non senza la ormai nota dose di ironia che
salverà il mondo e che fa grande un'opera letteraria, tra i quali
ritrovo alcuni appuntati in attesa di mia ricerca. Ne riporto solo
una parte, quella più ad alto tasso di divertimento:
Biobarca:
barca trainata da delfini mutanti
Brutia:
Abruzzi
Cemo
(cellulosa modificata): una sorta di plastica ricavata dalla
cellulosa geneticamente modificata
Centiode
o Periodo Centesimo: periodo di tempo in cui è diviso il giorno,
pari a un centesimo del tempo tra un’alba e la successiva
Coge:
codificazione genetica, sistema di codificazione delle informazioni
mediante il CO.GE., sostitutivo dell’informatica.
Discensore:
ascensore, in quanto la città di Sparta in questa ucronìa è
costruita sottoterra
Euantropogenetica:
studi di genetica volti al miglioramento dell’uomo
Galloceltici:
francesi
Jenisseia:
Siberia, dal nome degli jenisseiani, antichi abitanti della regione.
Lacedemone:
la città di Sparta, capitale dell’Impero
Lacentiode:
centiode lacedemone, calcolato dall’alba della capitale dell’Impero
Lamilliode:
milliode lacedemone, calcolato dall’alba della capitale dell’Impero
Luciferai:
addetti all’accensione dei lampioni stradali.
Maestro
di memorie: storico, insegnante di storia.
Megarpie:
gigantesche cavalcature alate, simili a aquile, prodotte dalla
genetica nipponica
Menta
catsica: latte di capra alla menta
Mutante:
guerriero spartano nato tramite manipolazione genetica
Omogamici:
uomini che si sposano tra loro
Periodatore
a polvere: orologio a polvere di marmo, simile a una clessidra
Persianata:
cosa frivola ed effeminata, da Persiano.
Portocalada:
spremuta d’arancio aromatizzata
Poteria:
bar, locale per bere
Psicosofe:
filosofe che si occupano di psicologia, ovvero di Psicosofia, studio
dei ragionamenti della mente umana
Saltadune:
velocissimo e altissimo cammello mutante.
Scuri
o Sudati: abitanti del sud, termine dispregiativo usato dagli
scandinavi nei confronti di migranti venuti dal sud
Thalassiano:
Mutante anfibio
Thule:
territorio comprendente Groenlandia, Canada Settentrionale e Alaska.
Il nome deriva da un’antica popolazione di quei luoghi e dalla
città omonima della Groenlandia
Vladina:
stampante a caratteri mobili.
A
parte qualche imprecisione di stile di stampa (mi riferisco
all'apposito manuale edito da ogni casa editrice alle cui regole
tutti gli autori debbono sottostare, vedi DALL'INTERNO DELLA
SPECIE di Andrea De Alberti, come il tipo di
virgolette da usare per un discorso diretto, il tutto scorre
abbastanza liscio. Se ne deduce che la casa editrice è fornita o di
apposito Editor, o di grafici che sanno fare il loro mestiere. O
semplicemente, che il Menzinger è un ottimo scrittore che non teme il congiuntivo. Data la
qualità dello scritto e degli studi storici che lo sottendono,
propenderei per l'ultima ipotesi.
Essendo stata per tanti anni Art Director nella Milano da bere, non posso esimermi dal commentare anche la copertina, che per cromatismi complementari è azzeccata, ma per efficacia comunicativa, no. Una stellina in meno su GoodReads.
Consigliato
a storiografi per la precisione delle ricerche, a fantascientifici
ucronici per la fantasia, alle attuali femministe per farle
arrabbiare un po' (se non fossi stata costretta ad abbracciare anche l'altra metà del cielo con STANDING OVULATION le donne sono superiori agli uomini - anche nella violenza, sarei una di quelle), ai maschilisti per gratificarli.
*Italiano
**
Seguaci di Gesù
***
Giudici
venerdì 7 settembre 2018
IL TATTO DELLE COSE SPORCHE
IL TATTO DELLE COSE SPORCHE di Andrea
Gruccia potrebbe avere come sottotitolo: “Breve storia triste
d'amore tra alienati in un agosto torinese qualsiasi”. Trattasi di un amore
estivo, dove inconsapevolmente, i due protagonisti, Simone e Giulia,si strumentalizzano a vicenda per uscire dalle proprie
paranoie. Ci riescono? Giulia no, ma Simone. Punto. Lo lascio decidere al
lettore.
Ci si può innamorare di una Mistress.
Lo afferma Andrea Gruccia, attraverso la voce del suo protagonista
narrante, Simone, quarantenne torinese, straniato da se stesso per un
eccesso di sensibilità e romanticismo, che tuttavia non si esime dal
frequentare ex galeotti in odore di inferno (Rino), impotenti in
cerca di sempre nuovi stimoli (Maurizio, detto Mauri), Mistress in
odore d'arte sacra (Rebecca), improvvisate fotomodelle da scopare con
il corpo e l'anima (Giulia). “Lecco il tatto delle donne,
nell’unico modo possibile, con delicatezza.”
Un puttan tour e la visione di film
porno con animali, accendono in Simone consapevolezze di eterno
femminino. “L’accesso all’intimità di una donna avviene per
gradi, è un cammino lungo. Quanta grazia è stata creata per
avvicinarsi nelle camere profonde della femminilità, in cui ogni
uomo ha vissuto per nove mesi. È un viaggio infinito, le donne sono
creature ibride, parole ancora da inventare, per delicatezze e
sfumature appena raggiunte. Chi ha la fortuna di poterle descrivere,
per un talento naturale o per amore, è molto vicino agli dei.”,
“Tutti i mesi hanno un nome maschile, ci vorrebbe un tredicesimo
mese femminile. Un mese in cui tutto può accadere, un mese
guaritore. Perché una donna può cambiarti la vita in un’ora, e io
stavo vivendo il mio tredicesimo mese, all’insaputa di tutti. La
mia tredicesima mensilità in affetto, e passione, e amore.”
Il Gruccia mette in bocca la critica al
protagonista (ops, stavo scrivendo erroneamente, autocritica), in
quel momento ventenne, ad una signora attempata: “«Non
rifletta, agisca. Quelli che riflettono troppo poi perdono tutto. Non
abbia paura di perdere tutto, lo accetti come un dato di fatto!
Cambia, la pelle! Anche se dentro si può rimanere uguali, la pelle
cambia.»”
Rebecca, la Mistress alessitimica, e i
suoi tentativi di espressione artistica “I ricordi non riescono a
eccitarmi. Solo l’adrenalina, la scarica di endorfine. Tu invece ti
tieni tutto dentro e riesci a mischiare le molecole, lo vedo nei tuoi
occhi, e credimi, è una grande fortuna capire le emozioni,
scrivere poesie, cibarsi delle
provviste!»” diventano pretesto per una nuova critica al protagonista, che prosegue, macerandosi nelle proprie paturnie, nel confronto con la modella
improvvisata, Giulia: “«Perché non smetti di pensare e ci
gustiamo questi momenti insieme?» «Tu le assomigli in tante cose.»
«Parlami di lei, sfogati, superiamo questo blocco.» «Lavorava come
mistress, era una dea. È scappata via, da un giorno all’altro. Da
allora tutta questa immensa solitudine si è accumulata senza sosta,
come una dinamo conficcata nel cervello.» «E non hai mai ritrovato
tanta intensità, vero?» «L’ho ritrovata con te, Giulia.» «Ora
mi stendo in quell’angolino e ti osservo fino a quando non mi
sorridi.»”
“Proseguo baciando le caviglie,
leccando le sue gambe, le allargo, per proseguire. Lei mi tira per i
capelli, verso i suoi seni che lecco, e l’alchimia della mia
saliva, sulla sua pelle, crea un nuovo profumo afrodisiaco, la brezza
che protegge gli amanti. Succhio un seno, sento un affetto
malinconico.”
“Lei sorride, e io sento il piacere
profondo di quella complicità. Poi, li toglie da quella posizione e
me li mette in faccia; li annuso tra le dita, dove l’odore crea
vortici di immagini serene, rondini che
cantano, felici di volare tra gli odori
famigliari delle cascine.” Tanta poesia nei confronti di un paio di
piedi viene subito spenta da un'osservazione piatta e asettica:
“«Proprio così, bravo.»” La qual cosa dovrebbe far meditare
Simone circa il tipo di affetto “sincero” che gli dedica Giulia.
Ma no, lui non ci riesce, tanto è ottenebrato (dal millantato amore?
O da se stesso?)
“Un morsico all’anno” (o morso?
Mi chiedo se il Gruccia abbia appositamente scelto "morsicare"
addentare qualcosa o qualcuno con più morsi, quindi un'azione
prolungata nel tempo a "mordere", che significa
propriamente stringere qualcosa tra i denti con forza, in unica
occasione.) “bonza” (cocaina o benza?) “Mi piace il tuo stile
naiv.” (Non sarà magari naïf?) “Una giostra parigina con
cavalli di bachelite bianchi e azzurri e bocche aperte con le
striglie” (o briglie?) “Questa è una “ai-utopia” Che sarebbe
Artificial Intelligence Utopia? Giro le domande all'autore che spero
risponderà alla mia fame di conoscenza.
Per scene particolarmente erotiche, il
Gruccia usa parafrasi di rara sensualità e delicatezza: “La volta
successiva, a occhi bendati, baciai il suo collo. Doveva avere una
collanina, di quelle di legnetti e perline coloratissime, profumava
di vaniglia. Me lo fece fiorire nella sua mano. Poi ci infilò la sua
collana con tre giri, come sul collo di un cigno. Mentre faceva su e
giù, i legnetti e le perline facevano il rumore di quei rosari
buddisti.” , “Sfinito dall’intensità, poso sopra la schiena di
Giulia le ultime perline bianche.” Quanta finezza nel descrivere il
frutto dell'orgasmo maschile.
“«Rebecca, pensa che bello se
potessimo amarci a pezzi! Non mi vuoi completo? Amami un braccio, un
orecchio. Non rischieremo il fallimento, se amassimo un pezzo di uno
e un pezzo di un altro.» Rebecca mi sorrise con gli occhi. «Sarebbe
l’ottava meraviglia amarsi a pezzi! Farci a pezzi
d’amore. Ma c’aveva mai pensato
qualcuno? (…) Che bello, fine di ogni sofferenza!»”
E poi tanta, tanta poesia in prosa: “Ho
bisogno del tuo odore per una settimana, del tuo modo di sentire le
cose per un giorno. E poi andando più sul sottile: posso amare i
tuoi pensieri? Il tuo futuro? Un anno della tua vita? Le tue
piastrine? Amare il tuo dire, il tuo fare, il baciare, la testa, il
mento?”,“I poeti fecondano le parole! Le parole dei poeti sono
sempre pronte a fare germogliare una riflessione.»”, “La poesia
dovrebbe servire a questo, a salvare le ragnatele, invece di riempire
i salotti di inutili intellettuali.", “Sulla sua pelle ci sono prati
che sussurrano in francese.”,“Amo le anime che hanno crepe, che
sono state sputate dall’inferno e si ricostruiscono in solitudine,
tra i raggi sottili delle finestre. Che sanno incendiare ed essere
lievi, che si nascondono per essere presenti fino a rendersi
invisibili.”
Fino a sconfinare nella filosofia del
vivere: “(...) amare una porzione della persona senza la quale si
respira a fatica.”,“Si deve essere maturi per fare gli scemi,
dimenticarsi davvero di tutto almeno per un’ora al giorno, con la
generosità che hanno le cose pure. Senza più infrangerle per
possederle, ma acclimatarsi a una idea di felicità che non disturbi
le angosce.”,“Le fotografie mentali sono sempre le più potenti.
Nella mente, le fotografie non sono fatte di carta, ma di sangue:
pulsano, hanno un respiro.”,“«Per certe persone esistono solo
due strade, la depravazione o la solitudine.»”,“Penso che siamo
tutti legati gli uni agli altri e che la scelta di un solo individuo
può influenzare la scelta di molti.”
E l'ispirazione ai Grandi della
Letteratura torna frequente: “Ma a volte, chi sta fermo osserva le
cose dall’alto e plana come un albatro, diventa poeta. Sono
fondamentalmente un uomo rimasto romantico. Nonostante tutto.” dove
mi pare di riconoscere l'albatros di Baudelaire; “(...) una bocca
verminosa, occhi scavati nel buio, la pancia gonfia dalla
decomposizione con il suo livore marcio, maleodorante.” ancora
Baudelaire; “«Non fai nemmeno un transito nel loro corpo.»”
citazione vinciana.
Sex Pistols, Callas, Pink Floyd, Jimi
Hendrix, Bach, Rihanna, Nick Drake, Sakamoto, John Lennon, Lou Reed,
Cure, Mozart, Je t’aime moi non plus, Smell like teen Spirit dei
Nirvana, Sunday Morning dei Velvet Underground, Cavalcata delle Valchirie
di Wagner, la parola musica ricorre in una quindicina di matchs, a
conferma che chi scrive poeticamente necessita di musica.
“«Su Facebook c’è una che si fa
chiamare “la fatina dei cazzi”, mette link dove incita a fare
pompini. Poi, per strada, fanno le sante. Le ho mandato una poesia di
Neruda, mi ha risposto che la poesia le rompe i coglioni. Allora le
ho detto se mi faceva un pompino, mi ha detto che se non la finivo mi
denunciava! Ma cosa vogliono da noi? Se gli parli di sesso ti
prendono per maniaco, se fai il romantico passi per rincoglionito! E
poi lo chiamano il sesso debole.»” A prescindere che il vero sesso
forte sono le donne, STANDING OVULATION, le donne sono superiori (anche nella violenza), attiriamo chi ha il nostro stesso stato vitale
o karma che sia.
“«Bukowski era romantico? Non lo era
per niente. Eppure scriveva poesie!” , “il fioraio ti dedica una
frase di Dostoevskij.”,“Immagino Bukowski, seduto su una sedia a
menarselo con una mano e, con l’altra mano, alzare una bottiglia di
whisky in segno di approvazione, e ruggirmi: «Sei sulla strada
buona fratello!»” citando Kerouak. “«Prendi una donna, trattala
male! (...)»” citando vecchie canzoni anni Ottanta, “Le ho mandato
una poesia di Neruda,”, “Nemmeno nel film più torbido di Lars Von
Trier potrebbe essere lei.”, “in Bardamu di Céline”, “Siamo
personaggi felliniani usciti dalla pancia di ricordi terrorizzati da
una vita normale, come quella delle persone che vanno all’Ikea”, “Il Cristo velato lo conosci, vero?»”,“Riempirei lo spazio
della sua sagoma con il cielo, oppure fotograferei una pozzanghera,
magari con l’immagine del suo volto riflesso, come il narciso di
Caravaggio.” e anche qui: “Disse ad alta voce: «Ce ne andiamo a
vedere Caravaggio! Voi lo avete ucciso e adesso lo amate!»”, “«Giulia, nelle mani di Kieslowski, un’idea così poteva
diventare un capolavoro! L’avrebbe intitolata “L’insostenibile
leggerezza del malessere”!» «Chi è Kislowski, il fratello del Il
grande Lebowski?»”, con una parafrasi di Milano Kundera e un riferimento al famigerato registra dei tre colori, quando addirittura, pur di nominare artisti di
chiara fama, si inventa un personaggio pleonastico per la storia in
sé, il collezionista d'arte che commissiona ai due innamorati qualcosa di losco. “«Monet e Manet, faccio sempre
confusione!»” E poi Warhol, Mapplethorpe citati qua e là. Clochards che
somigliano a Van Gogh, la Casa sulla cascata di Wright, o le
architetture di Le Corbusier, Hemingway, Pavese, Cobain. Giovanni
Verga… Citazionismo a nastro, poco gradito alla sottoscritta, che
ha persino una pagina su Facebook dal titolo: PASTOROLOGY e dal
sottotitolo “Non amo le citazioni altrui. Preferisco sbagliare da
sola.”.
Rino, ex galeotto ancora con pendenze
da gabbio, si rivela il saggio delle situazioni: “«Sai cos’è?
Che alla fine scopriremo tutti che è una grossa presa per il culo,
credere, lavorare, amare, tutto è fottutamente una presa per il
culo! Tu mi hai visto con gli aghi nelle vene, credevi che stessi
bene? Sono un fottuto romantico e sensibile come te! Ma ero solo, e
quando sono fuso sembro dannatamente interessante. Solo quando mi
fondo, rimedio qualcosa, raschiando il fondo di questa città di
merda.»”
“Chiudo gli occhi e ritrovo le mie
dee luminose e danzanti, posso ancora abbracciarle nei pensieri nudi.
È una grande fortuna.” La grande letteratura mi commuove sempre. E
quella del Gruccia è Grande Letteratura. Mi sorprendo, tuttavia,
nello scrivere la presente recensione, di parlare del suo
protagonista Simone come fosse una sua incarnazione. Ogni autore
infila qualcosa di autobiografico in ciò che scrive. Ma sono certa di sbagliare.
Citazionismo a parte (che è solo una
mia idiosincrasia), IL TATTO DELLE COSE SPORCHE merita le cinque
stelline su GoodReads anche per la copertina che si vende da sola. È, secondo la cromatologia, (scienza che descrive il significato psicologico e comunicativo di colori/toni/intensità) nella scelta cromatica più corretta quando si tratta di lutti (non svelo nulla!) perché nero e viola si accordano benissimo con i paramenti funebri. Prende di spalle una modella che non è una modella (lo si capisce dalla schiena, con la colonna vertebrale in risalto, quasi uno stegosauro a simbolo della sua lieve imperfezione), con i capelli discosti, a sipario che svela. Rivolta verso l'oscurità del futuro (o della sua anima?).
Consigliato a chi non può dimenticare
un amore passato, a chi ne ha vissuto uno davvero forte da cancellarne
qualsiasi di presente o di futuro, a chi apprezza il genere erotico ma con
contenuti, a chi predilige la prosa poetica delle “cose sporche” (che
solo alla fine mi si rivela nel suo vero significato, quasi strascico
di una morale cattolica mai davvero dimenticata).
giovedì 15 marzo 2018
"Standing Ovulation" di Stefi Pastori Gloss
(precedente)
Anche chi non sa l’inglese, conoscerà
l’espressione STANDING OVATION, utilizzata per descrivere un
fragoroso omaggio in piedi del pubblico per un
artista.
"Standing Ovulation - le donne sono superiori agli
uomini (anche nella violenza)"
di Stefi Pastori Gloss,
tratta argomenti come violenza delle donne sugli uomini, omofobia,
affido condiviso, sottrazione di minori, pornografia del sentimento,
ISIS e sesso. E' la rielaborazione di un blog contro le violenze di
genere, negli ultimi due anni seguito da oltre duemila persone e su
Twitter da oltre un centinaio, tra cui Renzi e Boldrini. Questa volta
è appunto un suo libro, un libro di Gloss.
Nel corso di nove anni di studi,
ricerche e sangue nell’ambito dei maltrattamenti in famiglia, delle
violenze di genere, del sessismo, dello stalking, le sue competenze
si sono evolute, grazie a una rete di relazioni umane che comprende
anche uomini abusati dalle donne. Le sezioni interne sono:
PAPÀ NEGATI, prendendo spunto da
vicende reali, sempre più uomini sono vessati dalle loro ex quando
si tratta di permettere le visite ai figli.
SESSO E SOCIETÀ,
partendo da fatti di cronaca, narra di come cambia il nostro rapporto
con il sesso nell’ottica dell’evoluzione e/o involuzione della
Società.
DONNE RESILIENTI, FAMOSE E NON, meglio parlare di modelli
cui ispirarsi che non di ecchimosi.
FEMMINISMO, nonostante le
apparenze, ce n’è ancora bisogno.
IL FANTASMAGORICO ALLOGGIO
POPOLARE, la ricerca di un alloggio a basso costo per una donna
reduce da distruzione familiare, narrata con ironia e modi d'uso in
dieci mesi tra graduatorie, uffici comunali e addetti impreparati.
Tuttavia, l’argomento principale è la violenza delle donne sugli
uomini, un ribaltamento rispetto alla sua precedente opera del 2013, "Corpi Ribelli" - resilienza tra maltrattamenti e stalking"
E
la prima recensione arriva proprio da un esperto in materia,
Marino Maglietta, accademico
italiano, professore associato di fisica presso la facoltà di
ingegneria dell'Università degli Studi di Firenze e docente presso
molti istituti di formazione di mediatori familiari. È socio
onorario dell'AIMeF Associazione Italiana Mediatori Familiari e
membro della Consulta Nazionale per l'Infanzia e l'Adolescenza
"Gianni Rodari", nonché fondatore dell’associazione
"CrescereInsieme" attraverso la quale porta avanti un'opera di sensibilizzazione
rispetto alla tematica dell'affido condiviso e alla pratica della
mediazione familiare.
Concepisce la struttura portante di
quella che diventa la prima Legge italiana che contempla
l'affidamento condiviso dei figli attraverso la modifica
dell'articolo 155 del Codice civile. Tale Legge rende possibile una
gestione equilibrata e meno conflittuale del processo di separazione
tra due coniugi, anche attraverso il percorso di mediazione
familiare. Ma tale Legge, seppur involontariamente, ha dato il via al
reato di sottrazione di minori.
Di "Standing Ovulation", il Maglietta
scrive: “Ho apprezzato lo sforzo di obiettività, tanto più
meritevole in quanto spesso ha obbligato l’autrice Stefi
Pastori Gloss a prendere posizioni contrarie alla sua
esperienza personale. Esistono, in effetti, una miriade di testi
sulle sofferenze da separazione, prevalentemente scritti da padri
separati che lamentano il proprio calvario, imposto da un diritto
sessuato, condizionato da stereotipi di genere, impregnato di
ideologia e accompagnato nel vissuto quotidiano dalle conseguenti
impunite angherie di ex vendicative, punitive e alienanti. Così come
non mancano le testimonianze di donne maltrattate, vittime di
violenza in tutte le sue molteplici forme, quanto meno adesso
confortate da una generale solidarietà e da un’elevata attenzione,
anche se non di rado motivata impropriamente da considerazioni di
opportunità politica.
Mancava, invece, una voce che
saltasse gli steccati e si presentasse capace di cogliere le ragioni
degli uni e delle altre, probabilmente convinta, come chi scrive
questa nota, che nei problemi della famiglia o di coppia – escluse
le situazioni estreme - non si superano le difficoltà se non
cercando soluzioni globali, che accolgano come meritevoli di
considerazione e di tutela tutti gli aspetti che fanno soffrire
ciascuna componente.
Arriva, dunque, oggi quest’opera,
da parte di una persona che, partita come scrittrice con l’esporre
solo il punto di vista femminile, le storie di donne maltrattate di
"Corpi Ribelli", ha poi metabolizzato la propria esperienza avvicinando
con successo l’altra metà del cielo, accogliendo e abbracciando
altre forme di dolore.
Che questo piccolo grande libro
possa volare." Marino Maglietta
Un'ulteriore recensione, questa volta
da parte di una lettrice, Vania Effe:
"Personale ed emozionale recensione....
Ho letto con calma e attenzione questo
libro, purtroppo non il cartaceo, che sicuramente, mi avrebbe dato
modo di amplificare maggiormente i suoi pensieri, perché nulla è
paragonabile al profumo delle pagine scritte ed anche perché i miei
occhi dopo qualche ora si stancano.
Di solito io sottolineo i punti
cruciali, mi da modo di scavare meglio nel pensiero altrui, ma devo
dire che ho fatto un tuffo carpiato tra i suoi racconti. Per me
leggere un libro è esattamente questo, tuffarsi a capofitto nella
mente di chi scrive ed imparare a nuotare tra le parole.
Le sue sono autobiografiche, con
molteplici sfumature proprie e delle vite altrui.
Un percorso spinato di vita vissuta
intensamente, dettato all'inizio da regole di un credo, da una fede
Cristiana, che l'hanno anche salvata ad emergere nei momenti bui.
Un percorso che sfocia in diverse
diramazioni, vuoi per istinto, vuoi per incontri casuali e non
dell'autrice.
Gloss è una donna che non si è mai
data per vinta, ha la Resilienza incastonata nel Cuore.
Dal suo dolore, subito e sofferto ne ha
tratto una forza da donare a se stessa e alle altre persone.
Alcune di esse, a volte ne hanno
approfittato, screditandola, accusandola e girandole le
spalle...(Soffitto di Cristallo)
Ti capisco Gloss, ciò fa parte del
donare, fa parte del voler mettere gli altri davanti ai propri
problemi.
Ma, c'è chi ha capito ed apprezzato la
tenacia di questa DONNA e l'ha incoraggiata a perseguitare questi
preziosi valori...ormai rari nella nostra società.
Aiutando gli altri, Stefi Pastori Gloss ha ritrovato
se stessa, anche attraverso mille difficoltà, attraverso la
malattia, attraverso i problemi economici, burocratici e dulcis in
fundo quelli d'amore.
Il libro affronta diverse
problematiche.
Parte dalla violenza psicologica, tocca
il tema dell'aborto, parla delle lotte femminili della rivoluzione
sessuale affrontata da DONNE di questo secolo e non, ne nomina alcune
a me sconosciute e di ciò la ringrazio.
Mi ha colpito il paragrafo "Papà
Negati" il suo efficace sostegno verso questo argomento, come lo
affronta.
Interessante "Sesso e Società"
Ha coinvolto il mio cuore "Doni
Grandi"...
È coraggiosa Gloss in "Reiterazione
Shock Seduzione"
Brava...
Questo libro è anche un ottima
infarinatura di Leggi ed Articoli della Costituzione, supportati da
ricerche storiche e da interviste della Scrittrice.
È scontato dirvi, leggetelo...sappiate
solo che io, in questo mare sono affogata, ho ribevuto l'acqua salata
che già conoscevo e ne sono risalita serena.
Sono sempre più conscia, del
fatto che la condivisione delle proprie esperienze di vita, possono e
potranno solo aiutare e fortificare tutti Voi futuri lettori.
Grazie Stefi Pastori Gloss, per avermi
coinvolto nel tuo mondo.
Grazie per avermi donato la tua
fiducia.
Grazie per esserti azzardata a
chiedermi una recensione di "Standing Ovulation",
sicuramente sarà una recensione diversa dagli stereotipi, ma io
leggo e mi esprimo solo attraverso il mio Cuore."
Consigliato a papà separati, a uomini
maltrattati dalle donne, alle nuove femmine che non negano
l’evidenza, agli omofobi per aiutarli a capire le istanze
omosessuali, a uomini che accolgono le istanze femministe.
Iscriviti a:
Post (Atom)




