“L’orologio lo tolleravi e gli avevi lasciato uno spazio nell’ingresso accanto allo stronzo di creta, così avevamo soprannominato l’omino con la pipa in bocca che avevi modellato durante un giorno di aggiornamento artistico per maestre. Aveva l’aspetto di una montagnola di terracotta appena prodotta dall’intestino di un alano.”'Cose che ti dico mentre dormi' di Enrica Tesio sono sei monologhi notturni preceduti da vere e proprie filastrocche/ninna nanne necessarie all’addormentamento del soggetto che la voce narrante prende di volta in volta in considerazione: madre, figlio, padre, uomo, nonna, figlia, amica e ancora la madre nell’epilogo. A prescindere dal soggetto di ciascun racconto, ad avviso, pur modesto, di Gloss, così facendo la Tesio rende il tutto molto molto molto egoriferito.
Estrapolata dal capitolo dedicato alla madre, la frase che apre la presente recensione inquadra subitanea il carattere duro ma autoindulgente di costei, determinato da scarso senso di stile estetico, ma tanta voglia di emergere nella società medio borghese, già radical chic. E della narrazione mette in risalto lo stile ironico e sarcastico, addirittura passivo/aggressivo, direbbe Gloss.
Chi racconta, infatti, dimostra di avere tante cose da rinfacciare alla famiglia di origine (madre, figlio, padre, nonna, uomo, figlia e amica), ma prima attende che si addormentino. Paura delle reazioni? Timore di non saper affrontare la verità? Sensazione la “sua” verità sia confutabile dal diretto interessato, se sveglio e lucido?
A Gloss sorge un’immediata considerazione, ma la tiene alla fine. Chissà, magari il romanzo gliela ribalta.
Scrittrice torinese di successo, Enrica Tesio è nota per l'esordio ‘La verità, vi spiego, sull'amore’ da cui è stato tratto un film. La sua produzione spazia tra poesia e narrativa, con opere come ‘Tutta la stanchezza del mondo’ (adattata a spettacolo teatrale) e il più recente ‘I sorrisi non fanno rumore’. Il successo è dovuto a uno stile brillantissimo, divertente, inventivo che riscatta la figura del narrante, in controluce è un perdente.
Parlando di come conseguì la patente, la narratrice afferma di non essere “brava a imparare”, e infatti di sé afferma:
“non so suonare uno strumento musicale, faccio a pugni con le lingue, non pratico sport tecnici, però sono brava a studiare, che è diverso. Studiando non si sbaglia, leggi, apprendi, dimentichi, l’unico errore in cui si incorre è credere di sapere, credersi esperti, mentre studiare è svuotare il mare con un cucchiaino bucato. Alla fine l’ho presa la patente (...) ho mantenuto la P di principiante (...) per chiedere preventivamente scusa.”
Il che la induce a riflessioni filosofiche sul desiderio di Giustizia nei confronti della quale “siamo tutti principianti”.
In generale, il romanzo è ben scritto, senza incertezze, l’unica incertezza è quella di chi legge, che rimane spesso intellettualmente sorpreso dalle conclusioni a volte sovvertite. E in questo risiede la fine capacità della Tesio, allenare le sinapsi in un periodo come quello a cavallo tra il 2025 e il 2026 in balia del ‘tronismo’* vigente in Italia.
Il declino della società contemporanea sembra strettamente legato all'impoverimento del linguaggio e alla perdita di precisione lessicale. La semplificazione dei tempi verbali e l'uso di abbreviazioni limitano la capacità di elaborare pensieri complessi e proiezioni temporali. Questa carenza linguistica sfocia spesso nell'alessitimia, ovvero l'incapacità di dare un nome alle proprie emozioni, alimentando frustrazione e violenza. La riduzione del vocabolario non danneggia solo la Cultura, ma mina i diritti e l'umanità, portando a discriminazioni e conflitti. Anche la crisi del sistema scolastico, segnata da aggressioni ai docenti, riflette l'assenza di un confronto critico basato sul ragionamento. Storicamente, limitare le parole è stato lo strumento dei regimi totalitari per soffocare il pensiero libero. In sintesi, senza un linguaggio ricco e articolato, l'individuo perde la capacità di analisi critica e di convivenza civile. Ma ecco che interviene la Tesio: Gloss riporta alcuni passaggi che, in modo leggero, attivano il nostro troppo flebile ragionare.
Quando parla della madre, presenta al lettore un efficace passaggio su come non ci siano scuole per il mestiere più difficile del mondo, quello del genitore:
“Sono te nella testarda perseveranza dell’errore. Sono te in molte altre zoppie. Perché io sono le mie inettitudini ed è lì che facciamo pace, quando realizzo che non mi hai insegnato, non mi hai detto cosa fare, non per cattiva volontà, ma perché non sapevi.”
Nel raccontare strafalcioni della nonna, la Tesio prende in prestito un mitragliatore da uno dei film di un nerboruto terminatore di cose e vite, e glielo fa trasformare dalla bocca di nonna in un “fucile a mozze secche”. Nipote e figlio:
“quando vogliamo indicare qualcosa di raffazzonato oppure lasciato a metà usiamo il termine ‘a mozze secche’, un discorso a mozze secche per esempio è sconclusionato, senza né capo né coda.”.
Quando i genitori si separarono, la Tesio realizzò una considerazione lucidissima che fa riflettere anche noi lettori:
“voi adulti, eravate grandi e conoscevate tante cose più di me, ma ugualmente non sapevate cosa farvene.”
Contrariamente, dunque, al tronismo, la Tesio arriva meritatamente ad arrogarsi il diritto di esercizio della mente, e lo conferma per tutto il percorso di lettura. È giunto pertanto il momento di rivelare il primissimo pensiero di Gloss: «basta, non voglio più leggere di perdenti, non è possibile che tutta la letteratura contemporanea, italiana e non, debba essere impregnata di perdenti per accaparrarsi l’attenzione del maggior numero di lettori!»
In questa modalità di raccontare di una ‘perdente’, la Tesio vince.
C'è un seppur minimo difetto nella sua scrittura?
Sì, è l'incapacità o impossibilità della Tesio di reperire metafore eleganti per sostituire la parola CO…ONI, ripetuta troppe volte per salire da triviale a un ordine superiore. Simili scurrilità sono accettabili da comici come Luca Pasquale Medici in arte "che cozzalone", no, Checco Zalone (che si sta convertendo progressivamente alla comicità elegante) o “Er Mignottone de Roma Nord” Michela Giraud cui tutto è concesso , Gloss alla Tesio non lo concede, anzi, la censura, non per bigottismo, ma perché di elegante non c'è nulla quando una donna dotta e acuta come lei si riempie la bocca di attributi maschili.
*tronismo: neologismo riferito al degrado culturale promulgato da certe trasmissioni televisive. Gloss inventa parole nuove quando l’italiano difetta o invecchia.




