giovedì 4 marzo 2021

JIM MORRISON - THE END - vita erotica e lisergica di Re Lucertola - a cura di Mark Addams

Gloss prosegue il suo viaggio cerebrale nelle bio musicali, lei che tanto è ispirata dalla settima arte. Stavolta penetra nel mondo di Re Lucertola - come lo stesso Jim si faceva chiamare finché fu in vita - così come un battello militare penetra nei fiumi del Vietnam alla ricerca del Collonnello Kurtz.

Conosciuto e approfondito grazie al film di Francis Ford Coppola APOCALYPSE NOW dove il famoso pezzo dei Doors fa da intro preconizzatrice,  tramite questa nuova opera che lo riguarda, Gloss ne scopre la dimensione letteraria nata con Aldous Huxley e le sue "Porte della percezione", e passata attraverso Rimbaud uno dei poeti maledetti assieme a Blake, William S. Burroghs e i suoi Nudi Pasti, Friedrich Nietzsche e il delirio di onnipotenza che ne caratterizzò il suo pensiero, Carlos Castaneda e il suo Stregone dal peyote facile. Il libro le dipinge il ritratto di un ragazzo forte e sicuro di sé solo in apparenza, che cercò per tutta la sua breve bruciante vita la droga perfetta. E la trovò, ardendo, nell'alcool, fino a spegnersi. Ritratto impietoso e non agiografico, pur nella massima stima della produzione letterario musicale jimmorrisoniana - binomio in lui inscindibile, prima che cantante, poeta. Di se stesso.

Consigliato a ricercatori dell'Arte a trecentossessanta gradi: la troveranno nella vita - e nella morte - di Jim Morrison. Una vita vissuta ardendo, bruciandosi spesso fino all'auto estinzione.

 

martedì 23 febbraio 2021

ROCK IS DEAD - Il Libro nero sui misteri della Musica - di F.T.Sandman / Episch Porzoni

Titolo solo provocatorio perché gli autori - o, meglio, l'autore, poi vedremo perché - da immarcescibili speaker radiofonici sostenitori e ricercatori del rock in ogni sua forma, dal glam all'heavy metal, affermano piuttosto il

contrario: il rock è vivo e si rivifica attraverso i suoi proteiformi artisti. La morte o le morti cui il titolo si riferisce sono quelle dei suoi interpreti, non solo contemporanei. Gloss stupisce come lo spirito rock, inteso come rocambolesca spinta verso l'innovazione e lo shock degli strati meno sgamati della popolazione, sia comune a tutte le epoche e a ogni luogo, dal medioevo cinese a oggi, dal barocco italiano a quello austriaco, passando per nomi misconosciuti o notissimi a chiunque. Gloss vorrebbe raccontarveli uno a uno, cercando di trasmettere lo stesso stuporemeraviglia (tutto attaccato) che l'ha animata durante la lettura, ma sarebbe spoilerare. Vi può dire soltanto che un Paganini punk non lo si era mai visto. I due scrittori scrivono all'unisono, assumendo l'uno le vesti, la voce e la penna dell'altro, in una simbiosi perfetta che fa bene alla lettura, specie se siete anche semplici appassionati lettori di ogni genere. Meglio ancora se musicofili: arricchireste e di molto le vostre nozioni biografiche su tanti autori e musicisti, in sembianze rock, ma anche ne conoscereste di nuovi. Magari cinesi medioevali o insospettabili europei barocchi. Dove il termine rock si attesta sulla sua migliore accezione, ovvero ciò che si muove, che fa smuovere le masse e gli spiriti, che fa sfregare gli uni contro gli altri, anche solo per smussarne le asperità. O forse è proprio questa la funzione del rock: impratichirsi gli uni degli altri, per comprendersi meglio e ascoltare insieme solo buona musica.

Consigliato a coloro che amano leggere a prescindere dal genere per la divertente qualità di scrittura, anti convenzionale pur giocando con le regole fisse della nostra perfida grammatica; e, ovviamente, ai musicofili, che scopriranno tanti dettagli nuovi e inusitati delle bio dei loro beniamini. E ne avranno di nuovi, garantito rock.

giovedì 28 gennaio 2021

OZZY - LA STORIA di Ken Paisli

È la prima volta che Gloss si trova a recensire l’opera di un autore il cui ego è (apparentemente) così poco ipertrofico da voler persino sparire. Circa l’ipertrofismo degli autori prima o poi Gloss sarà costretta a scrivere un libro, se è vero che l’esercizio dello scrivere è prima di tutto terapia. E Gloss è animata da un ego gigantesco che vorrebbe poter trasformare in qualcosa di buono come le caramelle da sconosciuti, ma senza dover per forza essere pedofila. Anzi, per fare del bene a chiunque. A prescindere. La Gloss dunque stima a prescindere questo Ken Paisli che sul risguardo della quarta di copertina non rinuncia a un selfie, anche se con maschera conigliesca DavidLynchiana. In posa pseudo minacciosa, con dito puntato verso il lettore, indica chiaramente la posizione del proprio stile letterario. Infatti, in quella che dovrebbe essere la biografia di un grande, alla fine risulta lui stesso il Grande (Narratore), confermando il Forforisma Pastorology: "la modestia è madre di ipocrisia", che, tuttavia, nel caso del Paisli, non risulta fastidiosa. Premessa faticosa per dire che l’autore è un fan sfegatato dell’Ozzy (Gloss, nella sua mania da #maestrinadellapenna rossa, indagherà sul motivo per cui un entusiasta debba esser s-fegatato, cioè apparentemente  senza fegato). Si scopre quanto il presunto satanismo dei Black Sabbath sia semplice operazione di marketing attuata dalla casa discografica, e anche quanto Ozzy fosse un sempliciotto che subì bullismo da adolescente. Più che una bio, è un’agiografia, una vera e propria santificazione del papà dell’Heavy Metal, peraltro motivata per una come Gloss che ha cresciuto i propri figli a latte e metallo (in particolare, i pezzi duri e martellati degli Iron Maiden). Ozzy ha attraversato mille peripezie in fatto di salute uscendone indenne da poter assurgere di diritto a esempio di resilienza (Gloss sa bene che è in corso l’abbattimento ideologico di questo termine, eppure è preciso e puntuale, altro parimenti efficace non c’è).

Insomma, più che un’agiografia musicale, trattasi di un’agiografia di vitale importanza per chiunque stia attraversando in questo momento una qualsiasi tra le tante calamità della salute di Ozzy, in larga parte dovute a bevute colossali e stordimenti di varie sostanze.

La scampa sempre, tanto da meritarsi l’appellativo di Highlander.

Consigliato a coloro che amano la musica in generale, il rock duro e puro, specie se metallico e graffiante. Ma anche a chi assume stupefacenti o beve alcool per stupefarsi: Ozzy è lì a dirgli «Stai all’occhio, che di Ozzy duro e imperituro, ce n’è uno solo.»


mercoledì 27 gennaio 2021

IL COMMISSARIO VEGA - indagine di sola andata - di Antonio Infuso

Nel recensire emergenti, raramente la Gloss si è imbattuta in letteratura così buona e pure con audace identificazione tra autore e protagonista. Forse l'opera di Lanzetta e il suo Warrior, anche se si è trovata su piani diversi. Se quella di Lanzetta è più un fantasy d'azione testoteronica, quello di Infuso è un giallo quasi noir, dove quel "quasi" rappresenta un rischio accuratamente evitato dall'Infuso: ovvero lo scadimento nelle macchiette tipiche del genere. IL COMMISSARIO VEGA è sull'impronta di un Fruttini&Lucentero nella DONNA DELLA DOMENICA per le ambientazioni torinesi - e qui è un massimo apprezzamento per Infuso, innamorati tutti e tre di Torino come dell'intrigo. Però "la Ditta" è votata anche all'invenzione stilistica, con personaggi delineati a tutto tondo fin dalle prime battute, mentre Infuso usa un lessico più alla portata del lettore medio, anch'egli dando ita a personaggi a tutto tondo fin dall'inizio, escluso il commissario (sarà sapientemente costruito un perché col passare delle pagine, il lettore curioso dovrà aspettare il finale). Meriti? Demeriti? Gloss non vuole giudicare, perché votata all'impronta stilistica del Vate - leggi D'Annunzio - che persino inventò la tecnica della "contaminatio" pur di prendere a esempio i Grandi della Letteratura, pur di usare il loro lessico aulico, pur di recuperare termini desueti e caduti in disuso, pur di sbalordire fino allo scandalo, ovvero "épater le bougeois" - direbbero altri decadenti, Baudelaire e Rimbaud. Tuttavia, è anche vero che la giallistica si rivolge a un pubblico medio, senza pretendere di istruirlo più di quanto già non lo sia e nemmeno di scandalizzarlo. E così facendo, Infuso vende. E questo è un ulteriore apprezzamento di Gloss. Infatti, la vera domanda è: a che serve scrivere, se il messaggio non raggiunge il lettore? 

Tornando al romanzo di Infuso, si legge in velocità, grazie alla rapida successione di eventi, quasi un colpo di scena dietro l'altro, non si rimane delusi dalla mancanza di azione come in altri noir, il lettore giallista soddisfa la voglia di intrigo, senza degenerare nel banale reiterato. Certa giallistica contemporanea ha abituato la Gloss, invece, alla riproduzione di stilemi che hanno avuto successo, forse nella convinzione che sia tecnica sufficiente per bissarne il favore da parte dei lettori. A Gloss resta solo una domanda: perché questo sottotitolo, indagine di sola andata, quando in realtà si presagisce nettamente una successiva puntata?

Consigliato ai lettori appassionati di gialli in cerca di novità investigative e di personaggi fuori dai soliti schemi come il commissario Vega. Ah, no, come Antonio Infuso.

giovedì 26 novembre 2020

TAIPI di Herman Melville

Il nome di Melville resterà nell’eternità legato al suo stratosferico capolavoro, Moby Dick, che lo innalzò tra le maggiori personalità della fine dell'Ottocento americano. Lo scrittore statunitense esplorò problematiche basilari dell'esistenza quali il rapporto tra uomo e natura, i limiti della morale comune, l'essenza del male, attraverso lo scriteriato inseguimento da parte del capitano Ahab alla balena bianca, che assume i contorni di un dramma faustiano in cui l'uomo, nel tentativo folle di trascendere i limiti propri della sua condizione, condanna sé stesso e i suoi seguaci al baratro morale, all'annichilimento della ragione, alla morte. Tali temi sono parzialmente espressi non solo in Moby Dick, ma anche in TAIPI, il romanzo che Gloss ha ultimato di leggere. A fatica, stavolta. Per rispetto alla grandiosa capacità letteraria di Melville, Gloss non si è servita degli imprescrittibili diritti del lettore. Ma avrebbe tanto voluto per aver letto la narrazione di vicende in tono pedissequo. Il merito dell’opera risiede nell’aver messo in luce le angherie dell’uomo “civilizzato” contro i cosiddetti “selvaggi”, in realtà viventi nell’unico vero paradiso terrestre in armonia celestiale tra loro, quello, per intenderci, dove avrebbe vissuto Gaugin, cannibalismo a parte. All’epoca, a noi progrediti, quella pratica fu venduta dai colonizzatori come nefandezza rivolta a chicchessia di vivente, per giustificare le loro, di nefandezze. In realtà, oggi sappiamo come fosse occasionalmente praticato nei confronti di quei nemici di cui ammiravano forze e coraggio dimostrati in battaglia e solo dopo morti. Pare che Melville vi avesse soggiornato in seguito al naufragio della vascello su cui si imbarcò in cerca di avventure nel mondo e le avesse trovate proprio nelle isole Marchesi, le odierne Filippine. Inizialmente ottenebrato dalle dicerie opportunamente diffuse da e tra conquistatori, poté accorgersi di persona quanto fossero fasulle e opportunistiche, proponendosi lo scopo di divulgare a tutti e tutte quanto gli stessi conquistatori fossero delatori di sevizie, ingiustizie, cannibalismo morale, vituperi di ogni genere. E proprio in questo suo obiettivo ristà la grandezza dell’opera di Melville.

Consigliato agli assetati di giustizia e riabilitazione dei popoli cosiddetti selvaggi, agli spiriti avventurosi, ai ricercatori della verità.




martedì 17 novembre 2020

LA DONNA DELLA DOMENICA di Fruttero & Lucentini

La E commerciale tra i due cognomi denota non solo la sodale unione societaria, ma persino la fratellanza fra gli scrittori Carlo Fruttero (1926-2012) e Franco Lucentini (1920–2002). Spesso abbreviati in F&L sono noti anche come "La Ditta". Alcune loro opere hanno avuto adattamenti cinematografici e di fiction in generale. Il romanzo LA DONNA DELLA DOMENICA ebbe un grande successo e ne fu tratto nel 1975 un film diretto da Luigi Comencini con Marcello Mastroianni (Santamaria), Jacqueline Bisset (Anna Carla Dosio), Jean-Louis Trintignant (Massimo Campi) e Lina Volonghi (Ines Tabusso).



Nel 2011 la Rai Fiction, con Rizzoli Audiovisivi, ha prodotto una miniserie tratta dal libro, sempre con lo stesso titolo La donna della domenica, interpretata da Andrea Osvárt, Giampaolo Morelli, Ninni Bruschetta e Fabrizio Bucci. Quindi F&L con questo romanzo assurgono di diritto alle recensioni della Gloss che fu sceneggiatrice ghost writer nei Novanta. 


Ambientato nella Torino bon ton dei Settanta, nella DONNA DELLA DOMENICA l’avvicendarsi dei personaggi, variati e avariati, si impernia attorno a un detto tipicamente piemontese, “La cativa lavandera a treuva mai la bon-a pèra” ("La cattiva lavandaia non trova mai la buona pietra"). Una serie di requisiti non facili da reperire contemporaneamente - una pietra semisommersa, facilmente raggiungibile, con intorno spazio asciutto, la corrente non troppo violenta, in un'ansa di acqua stagnante - ma che la lavandaia coscienziosa e capace trovava, mentre “la cativa lavandera”, cioè la accidiosa, il non riuscire a trovar la bon-a pera era la scusa più frequente per evitare il lavoro. La citata “donna della domenica” non è la protagonista del libro, ma colei che passa indenne nelle fatiche della investigazione. I lettori più arguti avranno capito che trattasi di giallo e individueranno facilmente la signora che, pur bon ton, resta ignava.

La Ditta F&L fa balenare di continuo la verità, per rivelarsi poi solo presunta, nel magico gioco di specchi e delle apparenze della cosiddetta buona società torinese. Parafrasandoli, Gloss scriverebbe di Torino come di una città castigata e guardinga, terribilmente mascher-(in)-ata in cui tuttavia sorgono le industrie più insospettabili, come quella di falli in pietra, gli “itifalli” - una parola nuova al giorno, l’obiettivo della buona letteratura - di Fruttero & Lucentini. Anzi, per usare le loro stesse inarrivabili parole, “è la più pronta a captare il Male a ogni angolo della terra e la sua funzione è di spargerlo in giro per il resto della penisola. In ognuno dei flagelli che opprimono la patria ci trova sempre la mano torinese. A cominciare dall’unità mazionale. E poi la prima automobile, i primi consigli di fabbrica, il cinema, la prima stazione radio, la televisione, gli intellettuali di sinistra, i sociologi, il Libro Cuore, il cioccolatino di lusso, l’opposizione extraparlamentare, insomma tutto. È una città straniera che odia l'Italia e manda i suoi messaggeri maledetti a diffondere ogni più abominevole trovata. I torinesi credono di essere dei pionieri e lo fanno a fin di bene.”

Geni e pure compresi, quelli della Premiata Ditta.


Consigliato non solo agli amanti del genere giallo, ma anche a quelli del gossip, di Torino e del magico mercatino del Balon, nonché ai ricercatori di parole e di arricchimento del lessico, come la buona letteratura dovrebbe saper fare. 



domenica 27 settembre 2020

IL NEGOZIATORE di Frederick Forsyth

Dalla perfetta tecnica narrativa finalizzata alla costruzione paradigmatica di una spy story, l’ennesimo romanzo di Forsyth lo stabilizzò nell’89 sul trono degli scrittori di caratura

internazionale, tra quelli vengono alcune volte tradotti in fiction TV o cinematografiche e che si documentano approfonditamente prima di scrivere. Il lessico di stampo giornalistico, tanto da attribuire ai propri libri il carattere di report di stampa, e l'attenzione per la dimensione internazionale lo portano perfino ad essere contattato dall’FBI per compiere un viaggio in Italia finalizzato a studi sul fenomeno della 'Ndrangheta. Ne IL NEGOZIATORE Gloss e i lettori grazie a Forsyth vengono a conoscenza di come si muovono CIA, FBI e Servizi Segreti di mezzo mondo quando si tratta di defenestrare un presidente USA e di organizzare una rivolta negli Stati Arabi.

Il suo GIORNO DELLO SCIACALLO resta tuttavia imbattibile nell’originalità della trama, nell’estrema capacità documentativa dell’autore, nelle ripercussioni sulla vita reale di una romanzata. Infatti, il terrorista venezuelano conosciuto come Comandante Carlos prese il soprannome di Sciacallo, dopo che venne ritrovata una copia del romanzo di Forsyth tra i suoi effetti personali. Con cittadinanza palestinese, marxista-leninista e filo-islamico, è attualmente detenuto nelle carceri francesi, dove sta scontando una condanna all'ergastolo.

Tornando a IL NEGOZIATORE, non è lettura essenziale alla sopravvivenza della passione del leggere e dello scrivere. Dopo il  GIORNO DELLO SCIACALLO i lettori possono farne tranquillamente senza.



Netnografia: L’arresto del Comandante Carlos, detto Sciacallo

https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=ACu2a3EFCdc&feature=emb_logo