giovedì 7 aprile 2016

L'ELEGANZA DEL RICCIO

Come molte persone che presumono che, per  essere originali, occorra andare controcorrente, mi ero sempre rifiutata di leggere quello che è stato da anni riconosciuto IN E DA tutto il mondo come BEST SELLER. Oggi, che l’ho letto d’un fiato, mi stupisco della diffusione dell’intelligenza, ovvero di quanta intelligenza sia diffusa a livello mondiale, se hanno letto e apprezzato questo gioiello.

L’ELEGANZA DEL RICCIO di Muriel Barbery è un sincretismo di poesia, filosofia, arte visiva, musicale e ironico melodramma non solo piacevole, ma commovente che mai avrei creduto apprezzabile su così vasta scala. Così, oggi, ho scoperto due miei ulteriori difetti: sono presuntuosa  e pure snob. Uno dei compiti della Letteratura è quello di rivelarci cose nuove su noi stessi e questo libro lo ha fatto egregiamente.

Il plot in fondo è sempre quello: la Cenerentola scoperta dal Principe Azzurro, in chiave contemporanea e minimal. Immagino sia questo che l’ha fatto amare da tutti. E come tutte le belle storie contemporanee e minimal finisce male, per fortuna. Tuttavia, questo MALE per la protagonista è compensato da due BENE per i personaggi di contorno. Un’aspirante suicida tredicenne, che capisce quanto questa sua aspirazione sia stata un mero gioco egoistico, e un giovane drogato redivivo, che impara anch’egli ad apprezzare la vita attraverso la morte.  Le sue camelie.

Forse sono nella stagione del disgelo, quindi una naturale propensione alla lacrima facile si è risvegliata in me, ma dopo un centinaio di libri letti l’anno (dieci più dieci meno), questo è il primo che mi abbia fatta commuovere!

Consigliato ad aspiranti suicidi, donne riccie, non ricce, ancora inconsapevoli della loro bellezza,  e drogati fino agli occhi, per farsi drogare di vita!

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