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mercoledì 12 settembre 2018

BRUCIARE LA SETE

Sempre piuttosto distaccata nelle prime fasi, per via degli innumereoli sedicenti poeti, le brevi note introduttive mi allarmano:
“A chi ha imparato a bruciare la sete nutrendosi di bellezza.” Che significa?
“Questo primo sogno lo dedico a voi.” E va bene. Ma poi:
“Abbiatene cura” è per caso timoroso di non sapere reggere una critica? “e non smettete mai di cercare, di cercarvi.” Ah be', se lo dice lui... La sua giovane età combinata a tanta supponenza mi fa sorridere.

L'opera si suddivide in più sezioni, che scopro essere un arco narrativo. La prima è inaugurata da:
Amarsi un po’ / è un po’ fiorire / aiuta sai / a non morire. Amarsi un po’, LUCIO BATTISTI che suona augurale per un sé innamorato ma non ancora corrisposto. Infatti, la prima sezione della silloge si intitola: “L'attesa”.
Aprono due poesie, che giocano di rimandi (tavole apparecchiate, frecce..), per terminare subito dalla terza in poi. Peccato. Potrebbe essere un suggerimento per il Pataro nella sua prossima silloge. Infatti, ora che l'ho letta tutta, capisco che è un grande che non si fermerà. Bravo.

Il Pataro si esprime spesso al futuro, facendosi portatore di promesse vaghe (nell'accezione di vaghezza, ineffabile). Dopo poco più di una decina di componimenti a verso sciolto, dalla sezione “Incendio” in poi si avverte un cambio di registro, inaugurato dalle parole di WISŁAWA SZYMBORSKA che parla di amore compiuto “come mi batte forte il tuo cuore.”.

Resti
Solo tu davvero resti / tra i resti / di chi mi resta accanto, / senza paura di perder / la testa
ad a(r)marmi così tanto.

Da esperta di narcisismo patologio - vedi le mie opere CORPI RIBELLI resilienza tra maltrattatmenti e stalking, e STANDIN OVULATION, le donne sono superiori agli uomini (anche nella violenza) - mi sorge una domanda: quello dell'altra parte, è un amore sincero o manipolatorio? Colgo qua e là i segnali di una prossima disfatta amorosa:

Il circo dei tuoi occhi
“(..) io spettatore incantato / di serpenti attorcigliati / come le tue parole

(…) Ogni volta spalanco / la bocca alle meraviglie / delle tue acrobazie,

(…) ammali le mie speranze.

(…) come un boa ipnotizzato, / corro a baciare le tue esplosive labbra

e anche in
Scoprirsi
(…) Suoneremo gli specchi / delle nostre bugie / per farci dire quanto ci siamo uccisi ogni giorno
mentendoci.

“e vorresti che i coltelli / non sviscerassero il vuoto.” Bello sarebbe stato, perché più impattante, eviscerassero (da Darsi al vento)

Una lenta e lunga consapevolezza che l'amore, una volta conquistato, non è più amore, si sviluppa nell'ulteriore sezione, dal titolo “La cenere” che ha come ispirazione un cinico aforisma di GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA da IL GATTOPARDO:
“L’amore? Già, certo, l’amore… Fuoco e fiamme per un anno, e cenere per trenta.”

Giona
“(...) nuotavamo per risalire, / ma poi ci rituffavamo per dimenticare, / per non dover morire.
Ogni tanto lo scadimento nello scontato, si capisce, l'autore è giovane, si farà. Fortunatamente subito riprende la sua chiave mai banale:
“(...) Quante te / senza di me / sono morte?” (da Svolte)

Infine con la sezione “Riiniziarsi”, dall'ispirazione ambiziosa:
“Quando si tocca il fondo o si rimane giù o si risale allo stato di prima.”
Macbeth, Atto IV, Scena II, SHAKESPEARE, il Pataro inaugura una serie di titoli quanto mai originali: azioni “riflessive” sia in senso grammaticale che in quello morale. Scoprite da voi il perché. La sezione ha più una funzione augurale nei confronti del suo amore ormai perduto.

Coltivarsi
Promettiti / che sarai fertile come un giardino di rose. / Coltivale, coltivati.
Abbi cura anche delle spine. / E quando ti sradicheranno / per dispetto, / abbi cura di non appassire.
Il Pataro mi permette di capire solo ora le sue note introduttive che tanto mi apparvero leggere.

Dai Ringraziamenti
“un giornalista della Gazzetta del Sud, di cui non ricordo il nome, che dopo la vittoria di un premio, a dodici anni, mi disse tu farai strada.” Una volta tanto un giornalista che ha ragione. Finalmente un autore nuovo, che sa fare poesia, che non cita a caso, soprattutto che cura meticolosamente sia la prosa, che lo stile personale che quello della casa editrice. Io che sono così puntigliosa da trovare sempre almeno un – chiamiamolo pure così – refuso, stavolta non ne sono stata capace.

Come sempre convinta che la copertina determini il successo della vendita d'impulso, quella di BRUCIARE LA SETE di Lorenzo Pataro appare in stile "romanzo rosa", ma in garbato bianco e nero, quindi non mielosa, azzeccata. Cinque stelline su GoodReads allora!

Consigliato ai sedicenti poeti di qualsiasi età: non c'è mai un'età per fermarsi dall'imparare, agli innamorati dell'amore a occhi aperti, a coloro che amano la poesia colloquiale.

giovedì 17 agosto 2017

IL GRADO ZERO DELLA BUONA EDUCAZIONE

Già il titolo della silloge di Francesca Tini Brunozzi ne lascia intuire il livello di complessità. Di Francesca se ne riconosce subito la formazione, l'esperienza culturale (da Tien t'ai a Sant'Agostino, da Dante a Tarantino, più alcune serie di correspondences di baudelairiana memoria) e lavorativa (fisica Quello che ci importa a noi … Le voglie che ci bruciano a noi … A te ti piace comandare ...) appoggiate qua e là, quasi a voler rendere più autentico il resto, fino ad arrivare a veri e propri attorcigliamenti su se stessi, che in linguaggio contemporaneo qualcuno li definirebbe loop, (uno a caso: … un tempo / lontano ma non troppo si diceva di due persone / innamorate si parlano o si parlano insieme / Insieme diventa importante dire che insieme / si parlano due persone ché se si parlano e solo / parlano forse è che a se stessi essi parlano solo. Dalla poesia: NELL'ARCO TEMPORALE DI DUE LUNE SOLE) che conferiscono al lettore l'impressione di un empatico senso di incompiutezza. Le più volte citate Chimera d'Arezzo ed Erato a questo punto non interessa nemmeno più sapere chi siano.
applicata, soprattutto), di conseguenza le si perdonano certe formulazioni similerrori grammaticali (

Io che sono tanto pistina da arrivare a leggere persino i ringraziamenti, noto che la Poeta precisa l'arco temporale durante il quale ha compilato la silloge, arco che si riflette nella sequenza delle poesie, quasi a voler narrare un amore di quella stessa durata. Arco che si riflette anche nella reiterazione del titolo, in almeno tre punti strutturali della silloge. All'inizio (la scoperta di un amore) a metà (il punto della situazione), alla fine (chiusura dell'amore stesso).

Ma sono due gli elementi della scrittura della Tini Brunozzi a farmela sentire vicina. I frequenti riferimenti al buddismo di Nichiren Daishonin (intellettualmente divertente rinvenire le citazioni degli insegnamenti del Sutra del Loto) e un motto La mente mente che sembra preso in prestito dal mio La mente, mente. Il corpo non mente, da lei scritto in tempi non sospetti, perché ancora non sapevamo l'una dell'esistenza dell'altra. Ma ormai è risaputo, persino ai non buddisti: il caso non esiste.

Consigliato a lettori che vogliono tenere allenate le sinapsi, rinverdire le loro conoscenze letterarie, filosofiche, bibliche e cinematografiche, agli estimatori della poesia ermetica. A chi cerca una poesia d'amore che finalmente non faccia rima con cuore.