lunedì 14 gennaio 2019

ANATOMIE COMPERATE


ANATOMIE COMPERATE: già il titolo, con questo divertente scambio di vocali significative, sembra prepararci ad una divertente serie di paranomasie.

Il primo scambio si realizza fin dalla introduzione, che introduzione non è. Infatti, invece della pre o post fazione, reperiamo una breve raccolta di impressioni individuali di amici ed amiche della Gabriella Montanari, che vanno dal critico d'arte all'amica nulla facente, tutte menti intriganti che l'affascinano per l'aderenza con il suo stesso sentire di cantante in senso classico. Lei stessa afferma:
“Niente intro, né pre, né post, ma un concerto di voci dal timbro poco, o per nulla, affine. Tutte ugualmente intonate, tutte atte al canto.”

La silloge è suddivisa in più sezioni, coronate da dotte citazioni.
Sezione I
Ippocampo sempreverde e ciuffi di memoria «Noi dimentichiamo il corpo, ma il corpo non dimentica noi. Maledetta memoria degli organi!»
Emil Cioran
Questa è la sezione dei ricordi infantili asessuati, come prodromici futuri genitali.
“LUGLIO TRA SUSINE, BREZZE ED ERPES ZOSTER” Nel titolo della prima poesia è subito racchiusa quella che s'impara presto a riconoscere come la modalità Montanari: una pregevole successione di ossimori tra morbidezza e asprezza, tra parole ricercate e altre ruvide. Più avanti, difatti, in una delle Sezioni, troveremo POMERIGGIO EMATICO “Scorre sangue di trifoglio (…..) ci pieghiamo ai latrati della coscienza./Il sacchetto, l’escremento.” IBRIDI “Le ragazzotte irsute/con la zolla sotto il tacco/hanno seni ondivaghi e capezzoli da spremitura./Damigiane d’idee, damigelle restie al reggicalze.”

Ma le rimembranze d'infanzia sessuata iniziano solo con un componimento la cui pregevolezza mi impone di riscriverlo tutto: TALAMO PRENUZIALE “Il dottorino imberbe ci visitava/in cambio di lascivi tic tac,/i genitali rivelavano il big bang/a noi che del piacere intuivamo la casualità./Le falangi s’inoltravano nell’internato ignoto./Tra pistolini esibiti come medaglie al volere/affiorava la ricetta dell’amore mutuabile./Eravamo di bocca larga e di coscia buona./Avevamo l’altruismo dei porci a dicembre.” I bimbi si avvicinano al mondo degli adulti con lo stesso altruismo dei porci a dicembre, donandosi in pasto agli umani, dopo il macello novembrino. Crudezza e tenerezza.

A parte GERIATRICAMENTE VOSTRA “(…) I nonni ignoti/sono sfere di naftalina conficcate nella lontananza.”, di cui ho riportato l'immagine più vivifica a dispetto dell'impronta geriatrica, tutti gli altri componimenti della Montanari proseguono nell'ispirazione del tema impostato dalla Sezione in cui domina una tenera sensualità ammiccante.
TRONCHI E CORTECCE “(…) Mi invaghii di un fiore di nome Filadelfo:/deflorò la mia infanzia/in cambio di due stami.”
SCOMPENSI “(…) «Parli strano, bambina./Ti hanno munta stamattina?»”
MIDOLLI E LEGGENDE (...) I grilli sfregavano un jazz sincopato./Noi succhiavamo pistilli e altri falli/e istigate dai roghi familiari/contavamo i minuti/che separano le streghe dai santi.

Sezione II
Del fegato, della bile e di altre amarezze «A volte pensavo al fegato, ma lui non parlava mai, non diceva mai: smettila, tu stai ammazzando me e io ammazzerò te! Se avessimo il fegato parlante non avremmo bisogno degli Alcolisti Anonimi.»
Charles Bukowski
Il poeta necessariamente con la p minuscola (più che altro assurto a didascalico esempio di "poeti da Social" – in senso volutamente denigratorio), inaugura la nuova sezione dedicata al disagio fisico e malato. In RIGOR, c'è saba: Umberto, isola o condimento, parola da disambiguare, ma non troppo.

In CUTE SCALPITANTE c'è stomìa, una procedura chirurgica con la quale si viene a creare un'apertura nel corpo.

In SOSTANZA BIANCA mi chiedo cosa sia la SOSTANZA BIANCA, ma poi c'è Ensor, James Sidney Edouard, Barone di Ensor, pittore e incisore belga, precursore di molte tendenze di arte contemporanea che lo spiega, tra cui l'Espressionismo. Tutte cose che ho imparato con la Montanari e la sua silloge. La vera Letteratura cos'è, se non insegna nulla?

C'è anche dell'ironia, ingrediente sine qua non per buona Letteratura: SIMMETRIE SERALI “Mio padre non si sedeva per non morire/mia madre morì per potersi sedere”, in TIROIDEA “Io svendo casa, compro la distanza”, in CIECO E RETTO “Come fingi tu, nemmeno un baro
con un full di mosche in mano (...) e l’ultima fede/si è giocata il cristo/per un decimetro di würstel.” Chissà che sarà questo würstel. La stessa mia idea si affaccia anche alle vostre teste? Presumo di sì, se siete maliziosi.

Riferimenti letterari - lopardiani omerici - in GIORNATE EPATICHE “... e il naufragar verdastro nella noia (…)”, “Cantami, o Diva.” confermano la dottità* della Montanari.

Sezione III
Rossori, porpore e trasfusioni a buon rendere «Pensai a quanti luoghi qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa.»
Cesare Pavese
che tratterà di sangue materno e parto.
Infatti, la Montanari reitera il tema in LA SPECIE, ESPULSIONI “Ho un vago sentore di madre” ARIETE I, ARIETE IICOLOSTRO, GESTAZIONE: “Il DNA è un doppio laccio/che si fa cappio/dopo una sequenza di orgasmi”, parlano di concepimenti, vissuti come costrizioni, maternità e nascite.

SEZIONE IV
Promesse del miocardio «Si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un bordello.»
Gabriel Garcia Marquez
Probabilmente più che promesse del miocardio, sarebbero da intonarsi come promesse da marinaio. Il cuore innamorato è un marinaio, secondo Marquez ma forse anche secondo la Montanari, sublimando le voglie nei suoi personaggi. Lo dimostrano l'apparizione di una felliniana Gradisca che si fa portavoce di capodanni perduti in PLASMA, e altri bohemiens musicati da Eric Satie in CAVITÀ ABITATIVE con una forte suggestione genitale, disseminando qua e là, tra versi eleganti, anche coleotteri (cerambici), opercoli, gavotte e Goldrake vari. E mancanze di fiato per Sindrome di Stendhal, come in BULBO SICULO, per la rarefatta bellezza sincopata e misterica dell'uso linguistico. “Un sistema di trucioli al latte di fico, sei./In bocca sai di pomeriggi a caccia di cerambici./Nella dimensione dei cartoni nipponici/le nostre infanzie si sono forse corteggiate./Le dita che conoscono scorciatoie di padre/mi svezzano alla maestrìa d’uomo./Benedico il panico, fisso i tizzoni/di tabacco e d’occhio vivo,/mentre il Mediterraneo s’affaccia a noi/spalancati di sabbie, grida di moka e fiati.

In questa poesia, io che sono tanto sensibile alle tematiche della violenza in famiglia (CORPI RIBELLI resilienza tra maltrattamenti e stalking), avverto contenuta la violazione del corpo in senso edipico, ma sbaglierò per deformazione professionale.
In CRISTALLINO E CARATI la Montanari mi ricorda che l'amore sopravvive a tutto solo se entrambi gli elementi della coppia se ne curano: “Siamo fatti di clima e sviste./Duriamo solo se concimati.” La Montanari però resta in bilico tra saggezza condivisa o bisogno di presunta priorità attenzioniale, come in PIASTRINE IN CROSTA “Possiedimi se sai contare fino a dopo./O guarda con me un documentario sull’estinzione del dodo.”

Sezione V
Organi sensuali «Di fatto noi facciamo l’amore con gli organi escrementizi.»
Charles Baudelaire
Il riferimento spleen rappresenta per la Montanari la fase del disinnamoramento dell'amore. In ARTI A DUE CORSIE l'amore in questo caso sa di rabbia repressa e rivendicazione. “All’imbocco delle tue gambe autostradali/si annidano colombe d’oro/equilibrate di giallo, regine dei sorpassi./Non sono peli ma ginestre/gli steli offerti dalle tue cosce/alla mia bussola olfattiva./Prendo muffe per eccesso di staticità./Sai di sole sfacciato. Di tedesche in riviera.”

Fino a FACEBODY (parafrasando il nome di un Social) leggo poesia meno accattivante, meno pensata, meno desiderata, meno rappresentante di sé, in senso scarsamente autobiografico. Ma è con “o una spuntatura di cielo non visualizzato” che la Montanari torna a vincere per originalità.

Sezione VI
De corpore «Le malattie che sfuggono al cuore divorano il corpo.»
Ippocrate di Coo
Sezione dove anche la poesia diventa atossicante.
INTOSSICAZIONE ELEMENTARE (figura retorica che sostituisce, come nel titolo della silloge)

La Montanari si interroga sulla funzione della poesia (come già in sezioni precedenti con RAIRADIOGRAFIE “… Il giorno in cui la penna/non saprà che farsene del mio permesso.”) da MUTAZIONI “Sfama di più una poesia o un ragù verace?” a PLANTARI AGRITURISTICI “Scrivere non ha più lo stesso sapore,/i greci, i latini ci hanno tolto la bellezza di bocca.” fino a FUNZIONI FISIOLOGICHE “... invece Poesia è scegliere la mela guasta,/preferire il gusto al rossetto.”, quasi conferendo un senso estetizzante al dolore del vivere, allo spleen di baudelairiana memoria.

Sezione VII
Lobi equatoriali.
«Gli africani selvaggi adorano il serpente perché l’intero suo corpo tocca la terra, e cosí ne conosce tutti i segreti. Li conosce con il ventre, la coda, i genitali, la testa. È in contatto con la Madre, si mescola con essa.»
Nikos Kazantzakis
La Montanari deve aver vissuto un certo periodo della vita in centro Africa. Lo si deduce dai continui riferimenti neri, in LESOTHAN abitante del Lesotho o assonanza con un farmaco che potrebbe dare assuefazione, come l'Africa, con camerieri neri, tessuti di batik, manghi, moschee, latti di cocco, Togo voodoo e gri-gri, baobab e scimmie, quasi abbia il mal d'Africa. “L’assuefazione è una balia/che non ti nega mai il petto.”

“... covo di anatomie comperate coi risparmi” è il verso che finalmente ci spiega il titolo, non come la citata figura retorica, bensì come qualcosa di comperato veramente. Appartiene all'unico componimento non intitolato.

I Mozart, i Ligabue, i Bach sparsi confermano che la poesia si fa musica, matematica, ritmo e dalla musica trae il vantaggio dell'ispirazione.

Manca una stellina su GoodReads perchè, da brava ex Art Director della Milano da Bere, dico solo che semplicemente non è attrattiva, non venderebbe il libro, confuso in una catasta da libreria di massa.

Consigliato agli intenditori di Poesia Maiuscola, colloquiale, dotta da istruire, pensata che fa pensare.

*dottità: preferisco coniare un neologismo all'impiego di saggezza (s.f.), senno (s.f.), assennatezza (s.f.), sapienza (s.f.), buonsenso (s.f.), raziocinio (s.f.), giudizio (s.f.), criterio (s.f.), equilibrio (s.f.), attenzione (s.f.), prudenza (s.f.), accortezza (s.f.), avvedutezza (s.f.), discernimento (s.f.), oculatezza (s.f.). Dottità le contiene tutte, con quella piccola dose di necessaria ironia, per renderla credibile (pensiamo ad uno dei nomi dei sette nani).

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