lunedì 20 ottobre 2025

'Taglio d'Anima #1' di Maria Chiara Marzoli

“Ho lacrime troppo pesanti, se cadessero sul pavimento imploderebbe l’ambulatorio, io, l’universo, il senso di colpa, l’ansia, tutto.” Da ‘Taglio d'Anima 01’, (2025), Ossorosso, genere intimistico, affronta tematiche di vita interiore profonda attraverso un viaggio necessario e catartico. Pirati e Piratesse della Cultura, all’arrembaggio!  Prima di calarvi a capofitto in questo gioiello letterario, ricordate di issare la bandiera e unirvi alla ciurma (info per iscrizioni qui), di darci un bel bottino di 'Mi piace' per questa videorecensione, e di fare una scappata sul nostro sito, piratidellacultura.it, per scoprire quali altre scorribande culturali abbiamo in programma per voi.


Gloss sta per inaugurare la sua avventura letteraria tra i Pirati (e le Piratesse) della Cultura da recensora con un primo approccio dedicato alla casa editrice Ossorosso. Letto il libercolo in pochi minuti  (che non è dispregiativo, ma si riferisce al formato: un curioso stile smartphone, si capirà il perché), deve ammettere che la copertina possiede una forza comunicativa non comune. È squarciata come solo un Lucio Fontana può fare, e accuratamente fustellata con l’aggiunta di un sorprendente effetto tridimensionale che spinge a lisciare la slabbratura (grafica). Gloss si felicita con Luca Pegoraro cui è stata affidata la grafica. E anche la prefazione, in cui il prefatore si riferisce per l'appunto all’immenso artista. Ma a Gloss, da ex Art Director della Milano da bere, è stato subito evidente il rimando artistico quanto filosofico. 



In buona sostanza, data la preponderante tendenza di Maria Chiara Marzoli (che di sé dice di amare scrivere per poter parlare delle sue emozioni e raccontare i libri dal suo punto di vista personale. Inoltre, si dedica con passione a sostenere e intervistare i nuovi autori e le nuove autrici per aiutarli a farsi notare dal pubblico. Gloss aggiunge di aver scoperto i suoi studi di medicina, importanti alla stesura di ‘Taglio d'Anima 01’) a esprimere la realtà filtrandola attraverso il proprio io, rendendo i sentimenti, le esperienze personali e le sfumature emotive il soggetto centrale del racconto, perfino l'analisi della propria sfera affettiva più riservata, Gloss azzarda un parallelo con il movimento dei Crepuscolari, esprimendo un senso di disillusione e noia in modo sommesso, rinunciando a qualsiasi ruolo eroico e rifugiandosi nella quotidianità e nelle piccole cose. I temi sono malinconici, incentrati sulla solitudine, la banalità della vita, il rimpianto per il perduto, la tristezza della provincia, atteggiamento spesso riscontrabile in arte e letteratura (come Guido Gozzano, Sergio Corazzini, Marino Moretti e Fausto Maria Martini) che si manifesta attraverso la descrizione di dettagli, oggetti o ambienti della vita quotidiana, filtrati dalla sensibilità personale e dall'analisi e riflessione profonda sulla propria interiorità.


Dopo la lettura, che l’ha un po’ destabilizzata a causa della brevità e della scelta del corpo del carattere (un enorme cp 14 o forse 15, in netto contrasto con le dimensioni del cartaceo), ha avvertito l’obbligo di capire le scelte della CE e quindi di approfondire la sua conoscenza. 

Caratterizzata da un nome tanto bifronte quanto, a fine ottobre 2025, halloweeniano, la Ossorosso elegge la propria  denominazione in virtù della sua natura di parola composta e palindroma, aspetto che ne suggerisce una intrinseca versatilità interpretativa e una solidità strutturale. La diade onomastica si articola su due pilastri semantici:

osso, in quanto componente di sistema scheletrico, evoca la funzione di substrato portante e di scudo protettivo essenziale alle funzioni vitali (riflessione, affettività, respirazione, tutte attività molto presenti in 'Taglio d'Anima' #1’), assimilando l'editore a un supporto basilare e salvaguardia;

rosso, in quanto colore simbolico, rimanda al fluido ematico, veicolo di nutrimento e ossigeno cellulare, simboleggiando la passione fervente e la dinamica emotiva che animano la creazione letteraria, fortissime nel caso di Marzoli. 


Ossorosso si prefigge, dunque, di trasmettere ad autori e lettori questa sintesi di vigore strutturale e impeto passionale, offrendo nel complesso iter editoriale non solo una profonda dedizione alla letteratura, ma anche assistenza, protezione e supporto essenziale.


Un’accuratezza oggi rara da parte di una CE, ma appropriata all’intimismo dell’autrice, rappresentata dall’immagine di una giovane in atteggiamento privato e involuto della seconda pagina. Strutturato in due sezioni (‘EPHEMERA’ e ‘METANOIA’, titoli urlati maiuscoli e quindi eccessivi in un contesto di ispezione interiore) in ‘Taglio d'Anima’ #1, Maria Chiara Marzoli lacera corpo e anima allo scopo di scavare dentro sé i motivi del malessere suo (ma anche della Società) che la circonda. Non posso dire altro, perché scriverei tutto il libro. Mi pregio di riportare tuttavia quelle brevi frasi che spiccano per originalità e anticonvenzionalismo, come l’indagine sui manuali di medicina dei suoi imbarazzi psicofisici, che vanno dalla congiuntivite all’extrasistole, e riportandone le definizioni.


Nel descrivere un disagio interiore somatizzato, deve: “risolvere e capire come mai dalle gambe siamo passati alla testa”. 


Nel giungere al termine di un viaggio: “Infine eccomi a destinazione, tra il nulla e l’altrove”.


Nel cascare dentro (rare) frasi trite e ritrite

“Vado sempre a cercare col lanternino…” Gloss individua tuttavia la sua fragilità. 


Circa il formato a libercolo, Gloss si obbliga a credere che sia una particolare affezione a quello strumento che ormai è assurto a oggetto indispensabile nelle nostre vite, lo smartphone, tanto da scriverci un libro spolliciandoci* direttamente sopra.


Consigliato a persone introspettive che, propense a guardare dentro di sé, hanno una spiccata tendenza a focalizzare l'attenzione e l'espressione sulla propria sfera interiore, sui sentimenti, le emozioni e gli stati d'animo più reconditi e personali e che scelgono di rappresentare o privilegiare il mondo interiore e i sentimenti privati. 


Se l'avventura con ‘Taglio d'Anima 01’ vi ha pizzicato la fantasia, sappiate che la vostra caccia al tesoro finisce sul nostro portale, Piratidellacultura.it! Lì lo trovate a un prezzo da vero affare per tutti quelli che hanno scelto di unirsi alla Ciurma. Vi aspettiamo a braccia aperte e vi diamo appuntamento al prossimo abbordaggio letterario! Alla prossima, Pirati e Piratesse!"

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*spolliciandoci, da spolliciare: azione del digitare su smartphone con i pollici. Neologismo di Stefi Pastori Gloss


lunedì 13 ottobre 2025

'Aspettando il Crollo delle Galassie' di Werner Herzog

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Regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, scrittore, attore e documentarista tedesco Werner Herzog è Leone d’Oro alla Carriera alla Mostra Biennale del Cinema di Venezia 2025. Mostra e non Festival: da quest’anno il suo direttore Alberto Barbera ne sottolinea l’elevato contenuto artistico.

“Mi sembra una medaglia per il mio lavoro” dice Herzog.

“Cineasta fisico e camminatore instancabile” ha percorso “incessantemente il pianeta Terra inseguendo immagini mai viste, mettendo alla prova la nostra capacità di guardare, sfidandoci a cogliere ciò che sta al di là dell’apparenza del reale” Alberto Barbera dice di Herzog.


Cinefila e sceneggiatrice affascinata dalle tre fasi del cinema di Herzog (la prima, fulminante, stordente, ipnotica tra il 1969 e il 1982 - Segni di vita; Aguirre - furore di Dio e Klaus Kinski che, da qui in poi, assurge al ruolo di attore - feticcio, in un rapporto di amore/odio con il regista; L’enigma di Kaspar Hauser; Nosferatu il vampiro; Fitzcarraldo - la seconda, meditabonda e quasi invisibile che si incrocia e si aggrappa ad un nuovo filone aurifero - Grido di pietra; L’ignoto spazio profondo - la terza, documentaria, dove Herzog, con la sua voce fuori campo, narra imprese, testardaggini e inafferrabili misteri incentrati su uomini al limite dell’umana follia - Grizzly Man; The fire within


Conquistata fin dai tempi del primo Klaus Kinski herzoghiano con Aguirre - furore di Dio, in occasione del Leone d’Oro, Stefi Pastori Gloss si è lasciata attrarre da un libro che parla Herzog: la chiamava dagli scaffali della Libreria Gulliver di Torino. Aspettando il Crollo delle Galassie(citazione da una frase di Herzog)



è non mera raccolta di interviste condotte da vari giornalisti e scrittori a Werner Herzog tra il 1968 e il 2011, ma un’opera da cui Gloss (e chiunque come lei appassionata di cinema e dell’autore bavarese - non tedesco!) ne desume poetica e filosofia filmica. A questo proposito, suggerisce di vedere (o ri-vedere come ha fatto lei) due tra i suoi film più rappresentativi:  Cuore di Vetro (1976) e Kinski, il Mio Più Caro Nemico (1999), quelli che meglio incarnano la “modalità cinema” di Herzog. Contestate Gloss nei commenti se credete che non sia così.


In Cuore di Vetro risulta prioritaria l’importanza del paesaggio come un vero e proprio personaggio vivente: il regista ne fa pacate carrellate o persino inquadrature fisse perché lo spettatore ne possa godere il fascino così come l’ha subito in prima persona, dando sfoggio delle sue capacità di contemplativo documentarista. Sin dalla prima scena, Herzog fa percepire importanti le mani dell’uomo, come strumento di vita e lavoro, ponendole in primo piano con luci morbide e contrastanti allo stesso tempo, così da conferire loro la corretta valenza, anche se a riposo. 


Luci, colori, inquadrature appaiono ispirate a opere caravaggesche. Le persone sono composte come pittoreschi tableaux vivants, in condizioni di ipnosi. Su uno scoglio in mezzo all'oceano, uno dei personaggi di spalle scruta in lontananza, “A lui per primo è stato concesso il dono del dubbio”, lo sguardo fisso sul mare: in un’unica scena, Herzog cita non solo Il settimo sigillo di Ingmar Bergman, ma anche Caspar David Friedrich e il suo Viandante sul Mare di Nebbia.






“Non ho mai pensato all’estetica (...) non lo saprò mai come avviene (l’estetizzazione dei miei film) anche Dante l’ha fatto. Goya e Hieronymous Bosch - ed è solo all’alto livello di estetica e stilizzazione che Goya è rimasto una figura così vibrante, come Dante, Hieronymous Bosch o chiunque altro.”

È davvero l’arte nei suoi film così come se prefigge e configura Herzog nelle interviste.


Con Kinski, il Mio Più Caro Nemico, Herzog ha l’opportunità di raccontare visivamente come venga coinvolto dalle persone in cose che lo affascinano e “non per mera coincidenza”, “mi imbatto in queste persone e all’improvviso provo un’illuminazione interiore”, “indipendentemente da quanto grandi fossero gli ostacoli o le difficoltà”. 


“Con poco cibo e acqua potabile a causa dell’ossessiva ricerca di autenticità che contraddistingue Herzog, l’indole di Kinsky, già esplosiva, si fece pericolosa. (...) Gli dissi che avevo un fucile e che sarebbe riuscito ad arrivare solo alla prossima ansa del fiume prima di trovarsi con otto proiettili nella testa” - risponde Herzog alla domanda circa le difficili relazioni tra lui e l’attore. “Chi ha mai sentito parlare di una pistola o di un fucile con nove proiettili?” scriverà più avanti lo stesso Kinsky. Ma funzionò.

Se il vostro incontro non fosse mai avvenuto - chiede il giornalista - sareste stati entrambi esseri umani inferiori?

Non posso rispondere a questa domanda, perché lui è stato parte della mia vita, così come io sono stato parte della sua (...) Solo quando una persona è sottoposta a forti pressioni, (...) il suo carattere si rivela (...) solo sottoponendo una lega metallica a una pressione o a un calore esterni, possiamo comprendere la natura di un materiale prima sconosciuto.”


Consigliato a cinefili in generale e ai fans di Herzog specialmente: potranno grazie al libro vedere e rivedere i suoi film senza mai stancarsi.


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giovedì 2 ottobre 2025

'Corso Avanzato di Sospetto' di Marco Ferreri

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Studioso di Psicologia e, a impressione di Gloss, anche un po’ filosofo in bilico tra Nietzsche e Freud e contaminato da Marx, l’autore Marco Ferreri afferma di vivere “per narrare” e aspira “a narrare per vivere”. È noto sui Social anche come “Il pennivendolo ubriacone” ed è attivo nella diffusione a 360° della Cultura Libresca con uno strumento followerato da chi, come lui, è convinto che i libri abbiano molte vite: Pirati Della Cultura (è il trailer). Andate a vederlo, è godibilissimo. Seguite quello che il Ferreri chiama "il podcast", anche se di norma i podcast sono solo voce. In questo caso, invece, il video è fondamentale: il Ferreri sottolinea concetti, battute e punti salienti con meme e sottotitoli divertenti. L'ironia salverà il mondo.


Corso Avanzato di Sospetto’, contrariamente a quanto sospettato da Gloss, non è una raccolta di racconti polizieschi (che idiozia, il pregiudizio! Specialmente se proviene da Gloss), ma un’educazione al dubbio attraverso la narrazione, esaminando a fondo la natura complessa dell'essere umano tramite la comprensione del vero significato della vita. I personaggi e i loro interlocutori si  mettono in discussione e sospettano di quelle che sono considerate dalla massa verità assolute, quando invece sono risultati di ideologie, credenze, tradizioni e superstizioni. In sintesi, i racconti mettono in dubbio le nostre certezze perché le considerano costrutti sociali o culturali, non fatti oggettivi. Proprio come Nietzsche e Freud, docenti di “Scuola del Sospetto”. Il dubbio sospettoso si fa strumento di indagine della Realtà.


Da filosofa umanista Gloss abbraccia il dubbio e l’approccio del Ferreri, che aveva intuito essere suo personale tratto distintivo ancora prima di leggerlo, tanto da averlo scelto per i suoi contributi all’evento per AmmiraFestival 2025 di Lucento (Torino)


Considerando la copertina di un libro ‘primo venditore muto’, Gloss valuta quella di 'Corso avanzato d Sospetto' come simbolicamente e cromaticamente efficace: nei tre colori predominanti nell'Arte (Bianco, Nero, Rosso), due piedi calzanti giovanili AllStar rosse hanno la possibilità di scegliere due percorsi differenti, quello dritto e quello tortuoso. Quale sarà tra i due il più virtuoso?


In mezzo a tanta positività di giudizio del prodotto editoriale, Gloss non poteva far mancare una critica che è certa l’autore assumerà come positiva. Dato l’assunto sociale di tronismo di cui è affetta la Società italiana, che “fa disimparare lemmi” dove la “perdita di vocabolario conduce a perdita di cultura. Perdita di cultura conduce a perdita di diritti. Perdita di diritti conduce a perdita di umanità. Perdita di umanità conduce a violenza e guerre”, (Dalla introduzione dello spicilegio ‘Parerga Violenti’) Gloss suggerisce al Ferreri di recuperare la nostra Cultura mediante un linguaggio più ricercato, al limite dell’aulico, evitando luoghi comuni e frasi fatte. Per esempio, nel giocondo racconto ‘Vecchio Trombone’ (forse quello che attiva un più giovevole coinvolgimento) sarebbe auspicabile sostituire usurate metafore: ‘piangere come una fontana’ o ‘applauso fragoroso’ che contrastano con l’originalità di tematiche e la scelta lessicale del resto della raccolta.  Consigliato a lettori voraci e onnivori, capaci di apprezzare la ricchezza di varietà degli argomenti trattati.


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