giovedì 14 settembre 2017

700 GIORNI

Vengo a conoscere Floriana Naso grazie alla pagina Facebook PENSIERO PLURALE mirabilmente gestita dal FreeLance Editor Antonio Di Bartolomeo, in occasione di una rubrica che aveva intenzione di realizzare circa l'argomento della violenza sulle donne, a me così caro . Scopro solo in seguito che è anche autrice fiction e le manifesto la mia gratitudine proponendole di recensire questo suo romanzo, 700 GIORNI, di cui in partenza appositamente nulla so, perché amo farmi sorprendere dalle narrazioni.

Avevo di fatto già scritta la recensione, ma ad un'ultima lettura mi accorgo dell'immane ruffianata compiuta: era un mero riassunto, tutto uno spoiler, cosa che non faccio mai. Mi ero auto-censurata impedendomi inconsapevolmente qualsiasi critica in nome della gratitudine che provo verso questa nobile signora.

Tuttavia, se voglio essere credibile come recensora, devo utilizzare in pieno quell'onestà intellettuale che tante volte mi ha vista rimuovere dalle amicizie di Facebook. Non è questione qui di essere saggi, è questione di credibilità personale e di scrittrice. Perciò, l'ho riscritta da capo.

Sulle prime, sembra un romanzo nella banale scia delle coppie Lui/Lei, secondo la miglior tradizione dei rosa. Poi la coppia si disfa per volere della protagonista assoluta, Chloe, una volitiva trentenne torinese, figlia viziatella di papà gioielliere, e che, in quanto tale, beneficia di una vita agiata. La ragazza sente il rapporto con l'uomo “stretto”, perché vorrebbe provare nuove esperienze piccanti con donne. Incapace d'amore o anche di semplice affetto, lo rivela sia nel lasciare il ragazzo cui è stata legata tanti mesi con un semplice sms, che nel rapporto lesbico con un'avvenente signora, sia nel legame online con un ragazzo, che per quasi due anni, a causa di mero capriccio, non vuole incontrare. Otterrà la relazione saffica tanto desiderata, ma purtroppo sfocerà in una serie di episodi di stalking, che la Naso esplora ed espone con cognizione di causa e perizia non usuale.

La Naso non è molto efficace nella narrazione delle dinamiche che si sviluppano nelle relazioni amorose, e nella descrizione delle scene di sesso lesbico avrebbe potuto andare più in peccaminosa profondità. Il suo registro forse funziona meglio nei momenti di tensione tra i personaggi, tuttavia alterna momenti altamente drammatici a pure e semplici descrizioni che, se non fossero d'impronta balzachiana, infastidirebbero alquanto, interrompendo il climax.

Ad esempio, quando il papà di Chloe viene a sapere della saffica relazione della figlia e degli episodi di stalking cui è sottoposta, in famiglia esplodono i contrasti peggiori, con liti ignominiose tra padre e figlia, tra moglie e marito. Il climax di una di queste scena è particolarmente teso, come anche di altre, ma la Naso lo ammorbidisce con rappresentazioni che, forse, sono superflue, perché smorzano e non vanno in direzione alcuna. Eccone una su tutte, al termine di una furibonda lite dove tutti sono straziati e allo stremo delle forze, coinvolte la protagonista, sua madre e suo padre. Nella scena a chiusa del litigio sono presenti mamma (Caterina), figlia (Chloe), zia (Rosanna) e governante (Ada):

Poi (Caterina) si mise a piangere tra le braccia della figlia (Chloe), sconsolata. Rosanna assisteva a tutta la situazione soffrendo molto, soprattutto perché sapeva che indietro non si poteva tornare ormai.
Vi preparo un tè” disse Ada con tono dolce.
Le quattro donne si sedettero attorno al grande tavolo intarsiato della sala da pranzo. Caterina tirò fuori un servizio di porcellana inglese di fine '700 color avorio con decorazioni floreali rosa.”

Non è l'unica, l'intera narrazione ne è costellata, quasi a volersi interrompere da sola. Ci importa davvero sapere che il tavolo fosse intarsiato o che le decorazioni della porcellana fossero rosa, o che il copriletto fosse porpora, che il letto a baldacchino fosse intagliato, che le pesanti tende di velluto color ocra operato, o che la stufa per la legna splendida, e che un divano grigio accompagnato da un comunissimo tavolino, oppure vorremmo conoscere meglio la dinamica delle relazioni? Forse all'inizio, sì, perché caratterizza l'ambiente vissuto dai personaggi e, quindi, i personaggi stessi, ma dalla seconda metà del libro in poi, ne possiamo fare anche a meno.

Anche le scene d'amore lesbo, per quanto raffinate e delicate, stuzzicanti e mai volgari, svelano più l'intenzione di solleticare l'immaginario morboso del lettore italiano medio che non un vero e proprio intendimento narrativo. Non portano da nessuna parte, non incrementano il plot, non creano tensione, se non nelle parti basse degli uomini, almeno suppongo.
Il finale che lascia l'amaro in bocca tuttavia conferma la perizia della Naso, non volendo scegliere situazioni scontate. Risiede qui l'unico vero merito del romanzo breve.


Consigliato a chi cerca nelle esperienze saffiche la soddisfazione della propria pruderie sessuale e a chi non sa che le donne sono più capaci degli uomini in fatto di persecuzioni psicologiche.

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