venerdì 27 marzo 2026

‘Campo di Battaglia’ - Le lotte dei corpi femminili - di Carolina Capria

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 “Lo stigma che riguarda le mestruazioni è talmente antico e radicato che fino a poco tempo fa perfino nell’evolutissimo Occidente era impossibile anche solo parlare di un evento del tutto naturale come il ciclo femminile, figurarsi rendere l'argomento accessibile e chiaro per delle bambine.”

Gloss si permette di aggiungere in concetto di ipocrisia, sottolineando che i “costruttori” di assorbenti femminili hanno “costruito” imperi economici sulla colorazione blu del sangue. Ovvero sull’ipocrisia, appunto.

L'opera ‘Campo di Battaglia – Le lotte dei corpi femminili’, siglata da Carolina Capria, edita da effequ si configura come un'indagine saggistica volta a sviscerare le conflittualità intrinseche alla corporeità muliebre. L'autrice decostruisce con acume le convenzioni socio culturali e le coercizioni sistemiche che, storicamente, hanno tentato di disciplinare il corpo femminile.

Infatti la Capria è scrittrice e attivista contro la violenza di genere, nonché sceneggiatrice italiana, nata a Cosenza il 25 luglio 1980. Ha iniziato la sua carriera da autrice per la Magnolia TV e ha pubblicato numerosi romanzi per ragazzi e bambini, tra cui ‘4 Amici Online!’ e ‘La Banda Delle Polpette’. 

Nel 2018 inaugura i presidi digitali su Facebook e Instagram denominati ‘L'Ha Scritto Una Femmina’, un’organica iniziativa socioculturale volta alla valorizzazione della produzione letteraria muliebre e al sistematico smantellamento dei pregiudizi e delle disparità di genere. Proprio attraverso questo spazio editoriale, l'autrice ha disvelato con lucida disamina la capillarità dei soprusi digitali perpetrati dal consesso virtuale denominato ‘Mia Moglie’, una comunità su Facebook forte di circa 32.000 aderenti, dedita alla condivisione di materiale iconografico ritraente donne in frangenti di quotidianità o in atteggiamenti intimistici, il tutto all'insaputa delle interessate. Tale fenomeno trascendeva la mera pulsione voyeuristica: il dibattito tra i consociati deragliava sistematicamente oltre i confini del decoro, sfociando in un’apologia della violenza sessuale e nella riaffermazione della reificazione muliebre, intesa come mero oggetto di dominio patriarcale. Carolina Capria ha evidenziato la drammatica condizione di vulnerabilità delle numerose donne ignare di essere assoggettate a tale esposizione non consensuale.

Attraverso una lente ermeneutica rigorosa e priva di compiacimenti, con ‘Campo di Battaglia’ la Capria articola una riflessione densa sulle fenomenologie dell'io, oscillando magistralmente tra la dimensione idiosincratica del singolo e quella corale della collettività.

Il volume non si limita alla mera analisi, ma, da una parte, si pone come un catalizzatore per sovvertire le narrazioni egemoniche, ovvero scardinare i paradigmi tradizionali legati all'estetica e alla funzione del corpo. Dall’altra, allo scopo di stimolare il dibattito dialettico,  sollecita nel lettore e nella lettrice una consapevolezza critica riguardo alle dinamiche di potere che informano la percezione della femminilità.

In ultima analisi, il saggio di Capria agisce come un manifesto intellettuale, invitando a una riconfigurazione semantica del corpo inteso non più come oggetto di imposizione, ma come spazio di autodeterminazione.

Da Art Director della Milano da Bere, a Gloss preme esaltare la massima sintesi della copertina, quasi fosse figlia di uno dei suoi mentori artistici: Armando Testa: We make brands iconic. Un plauso all’artworker Simone Ferrini, correttamente citato nei crediti. Utilizza quelli che a mio avviso sono i colori più comunicativi per l’uomo, Nero, Bianco e Rosso. Negli ultimi 6/8 mesi Gloss ne ha stilato un mini compendio tra Storia Arte Moda Cinema e Cromatologia per il docente di Fashion Design all’Accademia Albertina Vincenzo Caruso. Si augura che non sia lesa la proprietà intellettuale di tale compendio.

Gloss ha studiato e riprodotto ‘Campo di Battaglia’ in molte parti per appropriarsi della tecnica descrittiva e ne propone una selezione, con lo scopo di invogliare alla lettura. Che, nel caso della Capria, si trasforma in auto meditazione.

Suddiviso in capitoli dai titoli emblematici (SANGUE, RUGHE, CAPELLI, COSCE, ASPETTO, OSSA, UTERO, e in un colpo solo, OCCHI, ORECCHIE, MANI), il saggio compie un excursus tra tematiche tipicamente femminili, anche se in realtà i maschi potrebbero sentirsi coinvolti. 


Circa il fenomeno del catcalling, dei maschi verso le femmine, appunto, l’autrice, portando a spasso il cane alle 22 della sera, riflette:  “... spesso e volentieri al mio outfit arrangiato e misero aggiungo, a prescindere da quanto faccia caldo, una t-shirt lunga per sentirmi più tranquilla. Non lo faccio perché pensi che il mio abbigliamento possa fare una qualche differenza nel caso in cui qualcuno abbia l'intenzione di darmi fastidio, lo faccio solo perché non voglio essere guardata. Desidero non avere un corpo (...) esattamente come è concesso ai maschi, che possono passeggiare per i fatti loro e con le cuffiette nelle orecchie senza che qualcuno li osservi e giudichi il loro abbigliamento e il loro corpo.”


“Creata da Dio a partire da una costola di Adamo - quindi un prodotto derivato, non originale, non indipendente (...) Eva era inizialmente destinata a essere sostegno e compagnia dell'uomo e non sua schiava, ma purtroppo, volubile e corruttibile, cedette al peccato e al Maligno, obbligando tutte le donne a un ruolo di subalternità e servitù.”


L’arrivo del “marchese” determina il passaggio da “il corpo è mio” a “il corpo è di tutta la società (...) che da allora lo avrebbe osservato e controllato ventiquattrore su ventiquattro, e si sarebbe addirittura sentita legittimata a esprimere giudizi.” Con l’arrivo del menarca (che per un semplice cambio di vocale appare molto simile a monarca), sebbene, finché bambine, le femmine possono comportarsi come meglio credono, “le signorine [invecedevono dar conto dei loro atteggiamenti e delle loro scelte, e va da sé, stare attente.” 

Per inciso, è proprio il sangue mestruale a impedire al genere femminile l’esercizio del sacerdozio, obbligando la Chiesa cattolica a stabilire l’immacolata concezione della Vergine Maria a metà Ottocento. Altrimenti, Maria, fosse stata mestruata, non avrebbe potuto portare in grembo nientemeno che il figlio di Dio!


Nel riferirsi all'esempio di una delle tante serie TV come ‘Beautiful’, che offre “la competizione e l’odio preconcetto tra due cliché, dove “le donne vecchie” temono “le giovani, scaltre e ingannevoli, e quelle giovani [temono] le vecchie, pronte a fare di tutto per difendere il loro piccolo orticello”, la Capria scrive che “...l’odio tra generazioni diverse che potrebbero allearsi e fare squadra, danneggia e indebolisce le donne, è funzionale solo ed esclusivamente al mantenimento della società patriarcale.”


In merito a gioventù e bellezza, simboli di prestazione, l'accelerazione esponenziale delle facoltà di emendare il proprio fenotipo che prelude all'avvento di una pletora di trattamenti a oggi ignoti, i quali sono tuttavia destinati a imporsi nel vissuto individuale come bisogni ontologicamente essenziali, l’autrice ci sbatte in faccia crudelmente la domanda “se esiste un limite oltre il quale non intendiamo andare.”


Circa la bellezza stereotipata, ovvero l’opportunità di indossare o meno un costume da bagno rosso che attira gli sguardi o una semplice t-shirt che copre le forme: “... dovremmo cominciare a farci delle domande  e, magari, iniziare a mettere in discussione l’idea che la bellezza sia il lasciapassare per la vita. (...)  La bellezza è diventata nel tempo caratteristica necessaria per essere e fare qualsiasi cosa. La bellezza, solo ed esclusivamente la bellezza, mi avrebbe permesso di essere amata e apprezzata.” 

È da tenere in considerazione anche che la strutturazione e il radicamento di questo genere di stereotipi insiste nella società genitoriale dei Boomers, cresciuta a suon di orrorifici Fratelli Grimm e altrettanto terrorifici racconti della Bibbia, il più efferato libro venduto al mondo, tra spargimenti di sangue, figli sacrificali, stragi di neonati. E tradimenti. 

Per secoli, almeno in Occidente, si è trattato il tema del Femminino dal mero punto di vista estetico, e non da quello di meriti e capacità. Esemplare il detto “Agli uomini piacciono le bionde ma sposano le more” titolo di un film con Marilyn Monroe, la bionda oca, e Jane Russell, la mora strategica. Eravamo nel 1953, ma sono modelli proposti ancora oggi. Al fine di destare la coscienza collettiva, questo è stato uno dei temi trattati da Gloss durante un ciclo di incontri tenutosi  al Centro Pannunzio, Associazione culturale fondata a Torino nel 1968.


Come si combatte, allora, in questo 'Campo di Battaglia’ che è il nostro corpo da donna? L’autrice indica la via, ovvero la trasformazione della mancanza di sorellanza tra donne in sostegno reciproco: “è essenziale dedicare parte del proprio tempo e della propria attenzione a coltivare rapporti di sorellanza. Coltivare non significa che una pianta o un albero fioriscano (...) significa faticare quotidianamente affinché le nostre cure rendano piante e alberi forti e fruttiferi.”


Pur condividendo l’indicazione, Gloss, femminista ma non nazifemminista*, in modo forse idealista, auspicherebbe un'alleanza virile nell'agone sociale che richiede un'iniziativa primigenia spettante ai singoli uomini. Si sentano orsù chiamati a una profonda catarsi intellettuale e alla revisione dei propri paradigmi cognitivi, sforzo scaturito da un'autonoma urgenza etica, non mediata da terzi. Nel contempo, la priorità risiede nella riscoperta della sororità: un processo di mutuo sostegno in cui le donne stringono sodalizi per difendere la propria dignità, rendendo l'apporto maschile un obiettivo futuro e consapevole.

Nb: la prima a tendere la mano verso le altre donne potrebbe persino essere la Capria, senza essere sfuggente: magari trova davvero cooperazione.

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*nazifemminista: le lingue, per Gloss, sono come astri; sorgono, si trasformano e tramontano. Crede che i termini logori debbano essere sostituiti da neologismi vivificanti e ironici, purché comprensibili. O persino creare lemmi nuovi se l'italiano ne difetta
mi vivificanti e ironici, purché comprensibili. O persino creare lemmi nuovi se l'italiano ne difetta.

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domenica 8 febbraio 2026

'Cose che ti dico mentre dormi' di Enrica Tesio

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“L’orologio lo tolleravi e gli avevi lasciato uno spazio nell’ingresso accanto allo stronzo di creta, così avevamo soprannominato l’omino con la pipa in bocca che avevi modellato durante un giorno di aggiornamento artistico per maestre. Aveva l’aspetto di una montagnola di terracotta appena prodotta dall’intestino di un alano.”

'Cose che ti dico mentre dormi' di Enrica Tesio sono sei monologhi notturni preceduti da vere e proprie filastrocche/ninna nanne necessarie all’addormentamento del soggetto che la voce narrante prende di volta in volta in considerazione: madre, figlio, padre, uomo, nonna, figlia, amica e ancora la madre nell’epilogo. A prescindere dal soggetto di ciascun racconto, ad avviso, pur modesto, di Gloss,  così facendo la Tesio rende il tutto molto molto molto egoriferito.

Estrapolata dal capitolo dedicato alla madre, la frase che apre la presente recensione inquadra subitanea il carattere duro ma autoindulgente di costei, determinato da scarso senso di stile estetico, ma tanta voglia di emergere nella società medio borghese, già radical chic. E della narrazione mette in risalto lo stile ironico e sarcastico, addirittura passivo/aggressivo, direbbe Gloss.

Chi racconta, infatti, dimostra di avere tante cose da rinfacciare alla famiglia di origine (madre, figlio, padre, nonna, uomo, figlia e amica), ma prima attende che si addormentino. Paura delle reazioni? Timore di non saper affrontare la verità? Sensazione la “sua” verità sia confutabile dal diretto interessato, se sveglio e lucido?

A Gloss sorge un’immediata considerazione, ma la tiene alla fine. Chissà,  magari il romanzo gliela ribalta.

Scrittrice torinese di successo, Enrica Tesio è nota per l'esordio ‘La verità, vi spiego, sull'amore’ da cui è stato tratto un film. La sua produzione spazia tra poesia e narrativa, con opere come ‘Tutta la stanchezza del mondo’ (adattata a spettacolo teatrale) e il più recente ‘I sorrisi non fanno rumore’. Il successo è dovuto a uno stile brillantissimo, divertente, inventivo che riscatta la figura del narrante, in controluce è un perdente.

Parlando di come conseguì la patente, la narratrice afferma di non essere “brava a imparare”,  e infatti di sé afferma:

 

“non so suonare uno strumento musicale, faccio a pugni con le lingue, non pratico sport tecnici, però sono brava a studiare, che è diverso. Studiando non si sbaglia, leggi, apprendi, dimentichi, l’unico errore in cui si incorre è credere di sapere, credersi esperti, mentre studiare è svuotare il mare con un cucchiaino bucato. Alla fine l’ho presa la patente (...) ho mantenuto la P di principiante (...) per chiedere preventivamente scusa.” 


Il che la induce a riflessioni filosofiche sul desiderio di Giustizia nei confronti della quale “siamo tutti principianti”. 

 

In generale, il romanzo è ben scritto, senza incertezze, l’unica incertezza è quella di chi legge, che rimane spesso intellettualmente sorpreso dalle conclusioni a volte sovvertite. E in questo risiede la fine capacità della Tesio, allenare le sinapsi in un periodo come quello a cavallo tra il 2025 e il 2026 in balia del ‘tronismo’* vigente in Italia. 

Il declino della società contemporanea sembra strettamente legato all'impoverimento del linguaggio e alla perdita di precisione lessicale. La semplificazione dei tempi verbali e l'uso di abbreviazioni limitano la capacità di elaborare pensieri complessi e proiezioni temporali. Questa carenza linguistica sfocia spesso nell'alessitimia, ovvero l'incapacità di dare un nome alle proprie emozioni, alimentando frustrazione e violenza. La riduzione del vocabolario non danneggia solo la Cultura, ma mina i diritti e l'umanità, portando a discriminazioni e conflitti. Anche la crisi del sistema scolastico, segnata da aggressioni ai docenti, riflette l'assenza di un confronto critico basato sul ragionamento. Storicamente, limitare le parole è stato lo strumento dei regimi totalitari per soffocare il pensiero libero. In sintesi, senza un linguaggio ricco e articolato, l'individuo perde la capacità di analisi critica e di convivenza civile. Ma ecco che interviene la Tesio: Gloss riporta alcuni passaggi che, in modo leggero, attivano il nostro troppo flebile ragionare.

Quando parla della madre, presenta al lettore un efficace passaggio su come non ci siano scuole per il mestiere più difficile del mondo, quello del genitore: 

“Sono te nella testarda perseveranza dell’errore. Sono te in molte altre zoppie. Perché io sono le mie inettitudini ed è lì che facciamo pace, quando realizzo che non mi hai insegnato, non mi hai detto cosa fare, non per cattiva volontà, ma perché non sapevi.”


Nel raccontare strafalcioni della nonna, la Tesio prende in prestito un mitragliatore da uno dei film di un nerboruto terminatore di cose e vite, e glielo fa trasformare dalla bocca di nonna in un “fucile a mozze secche”. Nipote e figlio:

“quando vogliamo indicare qualcosa di raffazzonato oppure lasciato a metà usiamo il termine ‘a mozze secche’, un discorso a mozze secche per esempio è sconclusionato, senza né capo né coda.”.


Quando i genitori si separarono, la Tesio realizzò una considerazione lucidissima che fa riflettere anche noi lettori:

“voi adulti, eravate grandi e conoscevate tante cose più di me, ma ugualmente non sapevate cosa farvene.”


Contrariamente, dunque, al tronismo, la Tesio arriva meritatamente ad arrogarsi il diritto di esercizio della mente, e lo conferma per tutto il percorso di lettura. È giunto pertanto il momento di rivelare il primissimo pensiero di Gloss: «basta, non voglio più leggere di perdenti, non è possibile che tutta la letteratura contemporanea, italiana e non, debba essere impregnata di perdenti per accaparrarsi l’attenzione del maggior numero di lettori!»


In questa modalità di raccontare di una ‘perdente’, la Tesio vince.

C'è un seppur minimo difetto nella sua scrittura? 

Sì,  è l'incapacità o impossibilità della Tesio di reperire metafore eleganti per sostituire la parola CO…ONI, ripetuta troppe volte per salire da triviale a un ordine superiore. Simili scurrilità sono accettabili da comici come Luca Pasquale Medici in arte "che cozzalone", no, Checco Zalone (che si sta convertendo progressivamente alla comicità elegante) o  “Er Mignottone de Roma Nord” Michela Giraud cui tutto è concesso ,  Gloss alla Tesio non lo concede, anzi, la censura,  non per bigottismo, ma perché di elegante non c'è nulla quando una donna dotta e acuta come lei si riempie la bocca di attributi maschili.



*tronismo: neologismo riferito al degrado culturale promulgato da certe trasmissioni televisive. Gloss inventa parole nuove quando l’italiano difetta o invecchia.

’Titonidi - Sconfinamenti sulla Morte’ di Moise, Carena, Paparella

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L'ultimo passaggio di una serie di capitoli dalla grafica gradevolissima, lo dice Gloss che fu Art Director negli anni della Milano da bere, che comprende ‘Risonanze’, ‘Barlumi’, ‘Nomadi’, ‘Sciabordio’, ‘Lunazioni’, ‘Nebbie’, è 'Titonidi - Sconfinamenti sulla Morte' di Moise, Carena, Paparella, totalmente dedicato al tema della Morte, ineluttabile e definitivo sconfinamento, è edito a ottobre 2025 da Buckfast Edizioni, in un formato che si avvicina a quello del libro d’arte (22 x 0.1 x 22 cm) a buon titolo, date le illustrazioni che necessitano di riproduzione perfettamente aderente a cromatismi brillanti e… giocosi. In fondo, la morte fa parte della vita e prima o poi tutti dovranno morire, Gloss compresa. E allora Gloss si chiede perché non giocare? Essere leggeri non significa essere superficiali.



Titonidi e copertina: un fascino immediato su Gloss. Intanto il significato di titonide, che è il barbagianni, presente in copertina in 2 versioni illustrate. Trattasi di rapace notturno, dal volo silenzioso, capacità essenziale per cacciare i roditori di cui si nutre. Di aspetto chiaro, con occhi scuri e un canto sibilante, la cultura popolare lo paragona a un fantasma o un teschio in volo e quindi è tradizionalmente associato a presagi negativi e alla morte.


Gloss dall’età di 8 anni si consapevolizzò sull’estremo passaggio quando le venne a mancare un compagnuccio delle elementari, annegato in 20 cm d’acqua sotto gli occhi dei genitori. Quanto poco sapeva sulla Morte! Da quel giorno l’accompagnò il concetto di ‘Memento Mori’. Più chiedeva, più si accorgeva della generale riluttanza ad affrontare l’argomento o a dare un significato.


Col passaggio in latenza di sua madre nel luglio 2025 si costrinse a scrivere, a studiare.  “È mancata. Morta. Dà quasi fastidio questa parola, tra le alternative più dirette e formali di norma si preferisce deceduta, scomparsa, defunta, spirata, trapassata, cara estinta, o qualche metafora, come “volata in cielo”, “ora è in paradiso”, “non è più tra noi”.


In buddese, “volata sul Picco dell’Aquila” o “passata in latenza”. La morte è un fatto imprescindibile nel vivere. Accettarlo come una delle quattro fondamentali sofferenze della vita (nascita, malattia, invecchiamento, morte) è il primo passo per crescere in consapevolezza.” cit. Stefi Pastori Gloss (Mistero di Vita e Morte.) con lo strumento dell'ironia sconfinante in saggezza, ‘Titonidi’ invita a profonde riflessioni sull'esistenza umana, talvolta percepita da Tuttologi del Web come inutile o dannosa. fino a innescare una profonda autocritica sul senso della vita personale e collettiva. Attraverso fotografie di luoghi sereni, opere dai colori allegri e ironiche, meditazioni filosofiche, coadiuvate da dotte quanto umoristiche citazioni di persone famose che vanno da:

«Non aver paura della morte… Fa meno male della vita!»

Jim Morrison

a:

«Vivere è morire, perché non abbiamo un giorno in più nella nostra vita senza avere, nel contempo, un giorno in meno»

Fernando Pessoa


Autori: Franco Luigi Carena, scrittore e artista italiano con oltre 40 pubblicazioni all'attivo, da anni dedito a opere su temi etici, difesa di animali e di piante; coadiuvato e alleggerito dalle illustrazioni sagaci e ironiche di Moise, (Paolo Moisello) professore di disegno umoristico presso la Scuola del Fumetto di Asti, narrativa fantastica ed enigmistica; Danilo Paparelli, presidente dell'Associazione culturale Uomini di Mondo, umorista dal 1979, incline alla satira per varie testate giornalistiche, autore di libri umoristici e tecnico-scientifici.


Consigliato lodevolmente a chi si autocritica, muovendosi costantemente tra sensazione di prigioni e possibilità di rinascita. E che, guardandosi dentro al cuore, coglie la necessità di una notevole forza interiore per affrontare il rischio di cadere nella prima, con la speranza di raggiungere la seconda.


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mercoledì 4 febbraio 2026

‘Dieci Donne’ di Marcela Serrano

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 “Ciascuna di loro non stava forse facendosi forza raccogliendo energie per la giornata che le attendeva? (...) E sono tutte così belle, pensa Natasha. Quanto mi commuovono le donne. E che pena mi fanno. Perché una metà del genere umano si è fatta carico di un fardello così pesante, mentre l’altra metà non fa nulla?”


Edito nel 2011 da Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano, ‘Dieci Donne’ di Marcela Serrano Dieci donne - Marcela Serrano - Feltrinelli Editore https://www.feltrinellieditore.it/opera/dieci-donne/ 

è stato donato a Gloss da suo figlio acquisito Ale (osceno chiamarlo figliastro, per l’accezione dispregiativa che nel tempo e nelle occasioni ha assunto tale termine). Conosce l’interesse di sua madre acquisita nel sostenere e a divulgare l’eterno femminino.




Nata nel 1951, la scrittrice cilena Marcela Serrano ha vissuto l'esilio in Italia prima di dedicarsi alle arti visive e, dal 1991, alla letteratura di successo. La sua vasta produzione romanzesca si concentra sull'analisi della condizione femminile e dei problemi sociopolitici contemporanei. Per queste tematiche, la sua figura è spesso affiancata a quella della connazionale Isabel Allende. La sua carriera, iniziata con un debutto fortunato, prosegue ancora oggi con numerose pubblicazioni recenti.

Il suo ‘Dieci donne’ bene si inserisce nel suo filone sull’universo donna nella società. Trattasi di un racconto collettivo che analizza le vicende personali di nove donne in Cile, filtrate attraverso lo sguardo di una terapeuta. Queste narrazioni appartengono a donne di generazioni diverse, provenienti da vari contesti economici e con visioni del mondo differenti, mettendo in luce quanto l'universo femminile possa essere allo stesso tempo vulnerabile e resiliente.

Le protagoniste si misurano con sofferenze passate, relazioni sentimentali e vuoti affettivi. Nel farlo, attraversano il proprio dolore alla costante ricerca di un’autocoscienza e di un ruolo nel mondo.

Francisca agente immobiliare con un irrisolto legame matrilineare, Manè sfiorita attrice mantenuta, Juana sfiduciata cerettista di salone di bellezza con deficit di attenzione, Simona ragazza-bene attivista femminista e di sinistra dall’inconsapevole scelta di singletudine, Ana Rosa segretaria di grandi magazzini dalla inconsistemte autostima, Andrea rabbiosa giornalista TV, Guadalupe studentessa informatica lesbica dalle relazioni complicate, Luisa anziana vedova con forte nostalgia per il marito passato in latenza, Layla, araba di seconda generazione giornalista e alcolista violentata da tre giovani israeliani. Nove donne. E la decima del titolo? È Natasha, la loro terapista, si può leggere in trasparenza dalle narrazioni delle sue nevrotiche, le cosiddette “matte”, come le definiscono nel prologo, i giardinieri dell’istituto che le accoglie tutte assieme per una seduta collettiva.


In definitiva, il romanzo delinea un ritratto intimo e lucido dell'essere donna oggi, trasmettendo un segnale di determinazione e audacia capace di ridare equilibrio e senso alle loro esistenze.

Consigliato alle donne assolute, per vedersi accrescere l’autostima, agli uomini misogini, per lenire il loro dolore assolutistico e a volte alessitimico. Se vuoi conoscerne il significato iscriviti a https://it.tipeee.com/glossparla